Sistema della spartizione degli incarichi. Bilardo e Caianiello coinvolgono la Lega

tribunale milano

GALLARATE – «Nella Lega non c’è una persona che prende soldi direttamente, ma c’è una suddivisione degli incarichi, ad esempio quando Mascetti prende un incarico poi fa lavorare altri professionisti». A sostenerlo è Alberto Bilardo, ex segretario di Forza Italia a Gallarate e uno degli uomini più vicini a Nino Caianiello, il presunto burattinaio nella maxi indagine della Dda di Milano su un sistema di tangenti e nomine pilotate. Bilardo, arrestato lo scorso 7 maggio, come del resto Caianiello, fu interrogato per quasi 72 ore a partire dallo scorso 10 giugno. Alcuni dei verbali di quell’interrogatorio, così come parte delle dichiarazioni rese dallo stesso Caianiello, sono state depositate. E i contenuti di quelle dichiarazioni potrebbero generare un nuovo terremoto.  Il Mascetti citato da Bilardo è Andrea Mascetti, avvocato varesino e consigliere di amministrazione indipendente nel board di Banca Intesa Russia, che non risulta indagato e il cui nome non compare nell’ordinanza che ha portato agli arresti di Mensa dei poveri.  «E’ una persona di fiducia dell’onorevole Giorgetti ed è sponsorizzato da quest’ultimo», ha dichiarato Bilardo in uno stralcio del verbale diffuso oggi, lunedì 7 ottobre, dall’Ansa. Caianiello, ha spiegato Bilardo, «Mi aveva detto del ruolo importante che Mascetti ricopriva nella provincia di Varese in quanto deteneva le leve economiche. Mascetti ha preso molti incarichi dal comune di Gallarate».

Incarichi in Accam e Russiagate

In relazione agli incarichi in Accam «Faccio presente – ha messo a verbale Bilardo – che vi era la necessità di nominare il il presidente dell’Odv (organismo di vigilanza), nomina che spettava alla Lega che nominò il predetto Mascetti per tale incarico. Per gli altri due posti di componenti dell’Odv– ha aggiunto – gli stessi spettavano a Forza Italia». Di Mascetti ha parlato anche Laura Bordonaro, ex presidente del cda di Accam, anche lei arrestata il 7 maggio. Mascetti «Mi è stato presentato durante un incontro da Matteo Bianchi», ex segretario provinciale della Lega a Varese e onorevole del Carroccio «E da Caianiello» con il quale, «Pur essendo esponente della Lega, ha buoni rapporti (…) avendo personalmente constatato che durante le elezioni amministrative del 2019 si sentivano spesso per accordi sui vari candidati sindaci». Bilardo ha anche citato un fatto preciso: «Verso la fine del 2017, Caianiello mi disse, a tal riguardo, che “bisognava fare il Natale”, frase con la quale voleva dire che bisognava contattare i professionisti per recuperare del contante», ossia le cosiddette presunte retrocessioni da parte di coloro che avevano ottenuto gli incarichi. Bilardo ha raccontato ancora che «per la nomina di un legale presso il Comune di Gallarate», in sostituzione di un altro avvocato, «c’era da fare i conti con la Lega» e «venne fatta una riunione verso la fine del 2016» e il Carroccio propose «l’avvocato Mascetti» (da sottolineare il fatto che nessun amministratore leghista in carica a Gallarate viene nominato o coinvolto dalle parole di Bilardo). Il nome di Mascetti è stato citato più volte anche nel cosiddetto Russiagate.

Caianiello chiama in causa Sozzani

Agli atti dell’inchiesta sono strati depositati alcuni verbali dello stesso Caianiello, che ha tirato in ballo il deputato di Forza Italia Diego Sozzani, . Sugli «Incarichi che otteneva la Green Line», cioè lo studio tecnico di Sozzani, da una società partecipata di Varese «C’era un accordo direttamente» col parlamentare «Per il riconoscimento nei miei confronti di una quota del corrispettivo», una presunta retrocessione, ha detto Caianiello. Per Sozzani, anche indagato per corruzione, la Camera ha detto no agli arresti domiciliari per finanziamento illecito nel settembre scorso. In un verbale del 24 settembre scorso davanti al pm Luigi Furno l’ex Ras di Forza Italia nel Varesotto ha raccontato in dettaglio il sistema delle cosiddette retrocessioni. Verbali in gran parte ancora secretati e depositati nella tranche di inchiesta chiusa nei giorni scorsi a carico di 71 persone, tra cui lo stesso Sozzani per finanziamento illecito (in uno stralcio ancora aperto è accusato anche di corruzione) e l’altro politico berlusconiano Pietro Tatarella.

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