VARESE – Abbandono scolastico, bullismo, dipendenze, ma anche il fenomeno dell’isolamento sociale: tutte manifestazioni del disagio giovanile, problema di grande attualità e, forse di ancor più grande diffusione, al punto che si ha una percezione tangibile ma non ancora numeri e dati per inquadrare il problema per lo meno sotto il profilo quantitativo. «Però – ha detto l’assessore regionale a Famiglia e Pari Opportunità di Regione Lombardia Elena Lucchini – possiamo parlare di emergenza sociale. Non per fare allarmismo, ma per richiamare l’attenzione su chi lavora o e a stretto contatto con i giovani.
A spiegare la ratio della selezione dei progetti finanziati è stato il direttore sociosanitario di Ats Insubria Ettore Presutto.
I progetti finanziati da Regione
L’assessore regionale, insieme a tutti i vertici di Ats Insubria, alla collega di giunta al Palazzo Lombardia Francesca Caruso e al consigliere regionale Emanuele Monti erano presenti in via Rossi a Varese per presentare 9 progetti finanziati (5 su Varese e 4 su Como) anche da Regione e che insieme agli altri 200 (circa) attivi in tutto il territorio di competenza Ats vanno a formare il “paniere” delle iniziative a sostegno del disagio giovanile.
Sono tanti i soldi che Regione mette sul piatto in progetti di prevenzione o recupero mirati ai giovani. «Poiché – ha precisato Lucchini – il problema oggi è molto complesso e va approcciato in maniera multidisciplinare».
Ats in campo
Sono 380 mila di fondi regionali ai quali Ats ha aggiunto altri 300 mila euro che andranno a finanziare 9 progetti che coinvolgeranno diversi attorni quali gli Uffici di piano, il terzo settore, la scuola e gli studenti stessi con le consulte. Si tratta di iniziative che valorizzano le attività sportive in relazione al benessere psicofisico e ai valori educativi; altre che puntano a coinvolgere i ragazzi che frequentano le scuole di Varese, ma provengono dai Comuni limitrofi e ha il centro Happiness della parrocchia San Vittore il centro parrocchiale aggregativo di San Fermo quali punti fisici di riferimento. Ci sono poi progetti che lavorano per ridurre il problema del ritiro sociale; altri che introducono l’educatore di corridoio, che prevede una presenza all’interno della scuola e altri ancora che intervengono direttamente nei luoghi di ritrovo dei giovani.
Le dichiarazioni
Luca s Maria Gutierrez, direttore Ats Insubria ha dichiarato che «il disagio giovanile è un fenomeno che non risparmia la nostra provincia e il nostro territorio di competenza. E’ un problema profondo e l’azione che stiamo mettendo in campo è molto articolate e prevede il coinvolgimento i di più enti come dimostrano i 9 progetti in parte finanziati da Regione Lombardia».
L’assessore alla Cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso: «Un grande lavoro di rete poiché queste problematiche si possono risolvere solo con un lavoro di rete. Credo inoltre che la cultura può avere un ruolo fondamentale. La cultura è un rimedio importante al disagio giovanile».
Emanuele Monti, consigliere regionale della Lega: «Sono progetti che toccano tanti Comuni del nostro territorio e soprattutto sono pensati in riferimento alle diverse realtà territoriali. Sul tema del disagio giovanile Regione è impegnata da anni. La Pandemia ha rappresentato uno spartiacque e segnato un’esplosione per ciò che riguarda il disagio dei nostri giovani».
Giuseppe Carcano, dirigente dell’Ufficio territoriale scolastico: «La pandemia da un lato ha creato moltissimi problemi sociali che ancora adesso ci portiamo dietro, ma dall’altro ha costretto il mondo della scuola e Ats a stringere rapporti di collaborazione ancor più stretti. Uno dei problemi è la dispersione scolastica. Il dato che abbiamo è che sui 5 anni abbiamo 1.400 studenti che abbandono. E questo è uno dei sintomi più evidenti della presenza di un disagio».
