Dolore cronico in Lombardia: due milioni di pazienti e incertezza nelle cure

milano dolore cronico

MILANO – Il dolore cronico lieve e moderato colpisce circa 13 milioni di persone in Italia, influenzando pesantemente la qualità della vita dei pazienti e causando disabilità, isolamento sociale e lavorativo, oltre ad elevati costi economici (36,4 miliardi di euro, di cui 25,2 miliardi in costi indiretti). In Lombardia, sulla base dei numeri di prevalenza nazionale, i cittadini affetti sono circa 2 milioni. Una realtà preoccupante è data dal fatto che stime recenti indicano una forte inappropriatezza nelle cure farmacologiche ed incertezza nei percorsi di cura. Questo il quadro emerso durante l’evento “Appropriatezza prescrittiva e corretta informazione fattori chiave nella gestione del dolore cronico – Regione Lombardia” organizzato da Motore Sanità, con il contributo incondizionato di Angelini Pharma.

Inoltre, attorno al dolore cronico esistono ancora pregiudizi, falsi miti e fake news che portano i pazienti a compiere azioni scorrette, dall’automedicazione alla ricerca di diagnosi su internet, fino a sospendere la terapia perché poco motivati o delusi dalle aspettative.

L’importanza dell’appropriatezza prescrittiva

L’appropriatezza prescrittiva dei farmaci antidolorifici svolge un ruolo importante non solo nell’ottimizzare l’efficacia terapeutica, ma anche nel minimizzarne gli effetti collaterali comuni (gastrointestinali, renali, cardiovascolari), in gran parte dovuti a un utilizzo inappropriato di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), ed evitare interazioni indesiderate che possono comportare ulteriori costi aggiuntivi nel settore sanitario.

Azioni di miglioramento necessarie

Il dolore cronico lieve e moderato ha un impatto negativo sulla vita quotidiana e sulla capacità lavorativa delle persone malate e costituisce un pesante onere finanziario per i sistemi sanitari. Diversi studi hanno evidenziato che il costo medio annuo per paziente ammonta a 4.556 euro, di cui il 69% è rappresentato dai costi indiretti quale diretta conseguenza della compromessa capacità lavorativa che il dolore può causare. Nel complesso, l’impatto dei costi del dolore cronico sulla spesa sanitaria pubblica risulterebbe del 9,6%, con un impatto sul PIL del 2,3%.

Tali risultati confermano che il dolore cronico comporta elevati costi, sia medici che sociali, anche in Italia. In questo scenario si rende necessario intervenire quanto prima su alcune criticità con azioni di miglioramento concrete: una maggiore attenzione alla governance assistenziale del dolore, anche nei casi di dolore lieve e moderato, investimento nell’efficientamento delle reti di terapia del dolore (risorse e strutture adeguate), un miglioramento dell’accesso dei pazienti alle cure (PDTA integrati e riduzione delle barriere economiche), un’adeguata formazione dei professionisti sanitari, una più ampia sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei decisori politici sull’importanza di investire nella prevenzione, nella diagnosi e nella terapia del dolore cronico.

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