Di Giorgio Pietrobon
ROMA – «Non chiediamo ci siano date risorse aggiuntive, che pure servirebbero, ma almeno lasciateci
quelle attuali essenziali per finanziare la Spesa Corrente, quella che impatta più direttamente in termini di servizi e prestazioni sulla cittadinanza, non siano ridotte, così come prevede il Piano dei tagli». Così afferma Lorenzo Radice, presidente di Ali Lombardia e sindaco di Legnano.
Servizi a rischio
L’ente aggiunge la propria voce a quelle dei sindaci della Regione e a quelli di altre parti d’Italia che stanno chiedendo al Governo di non procedere con il taglio delle risorse ai Comuni previste nello schema di decreto ministeriale. «Queste risorse sono necessarie, anzi vitali per la tenuta dei nostri bilanci e dell’equilibrio contabile dei nostri enti – Continua Radice – Un’altra opzione è che ci siano concessi margini di flessibilità nella redazione dei bilanci per i prossimi 5 anni per consentirci di fronteggiare lo scenario drammatico che questi tagli comporteranno nel quinquennio e che gli stessi tagli non si applichino già a partire dall’anno in corso. In caso contrario saremo costretti a tagliare servizi essenziali e aumentare le tariffe gravando così, inevitabilmente, sui cittadini».
Le richieste dei sindaci lombardi
Al Governo i sindaci lombardi chiedono di poter garantire i servizi in essere, come è stato fatto con grandi sacrifici negli ultimi anni, e lo chiedono alla luce di uno scenario inedito, quello originatosi a seguito dell’emergenza pandemica e che ha visto i Comuni intercettare e mettere a terra le risorse a valere sui fondi Pnrr.
Una nuova sfida per i Comuni
In questi ultimi anni i Comuni hanno affrontato investimenti sulle proprie strutture (scuole, palestre, centri civici e sportivi, ecc.) consapevoli che non avrebbero avuto risorse aggiuntive per la gestione di nuovi servizi e che avrebbero dovuto organizzare i bilanci per essere pronti, dal 2026, ad affrontare una nuova sfida: erogare più servizi senza incremento della spesa corrente.
Le criticità odierne
Molte sono le criticità da gestire dal 2020 a oggi: un’inflazione galoppante e un incremento dei prezzi per le materie energetiche; gli aumenti contrattuali dovuti al personale comunale e a quello delle cooperative sociali che assicurano gran parte dei servizi sociali, educativi e assistenziali nei sistemi di welfare delle comunità locali e, ultimo ma non meno importante, l’esplosione della spesa sociale nei nostri Comuni, complici l’invecchiamento della popolazione, la crescita della non autosufficienza e, soprattutto, l’infragilimento delle reti familiari, da cui consegue un aumento del carico per servizi di educativa scolastica e per la protezione dei minori. Voci, queste, che stanno drenando dai bilanci risorse impensabili fino a qualche anno fa.
Le conclusioni di Radice
«Insomma – conclude Radice – siamo di fronte a una vera e propria emergenza educativa e socio-assistenziale che si sta riversando sui nostri Enti, i cui bilanci, già adesso, sono oltre il limite della capacità di assorbire ulteriori incrementi di domanda e di conseguente spesa. Abbiamo accettato tutto questo, dal 2020 a oggi, e responsabilmente lo abbiamo affrontato anche chiedendo attenzione e ricevendo, in alcuni recenti passaggi, risposte e fondi specifici dal Governo per affrontare le fasi più acute della crisi e degli incrementi di costi che hanno dimostrato coi fatti l’attenzione Istituzionale verso gli Enti Locali più prossimi alla cittadinanza e ai suoi bisogni concreti. Da qui discende l’assoluta necessità di non procedere a ulteriori tagli a quella che è la carne viva delle nostre comunità. Solo così gli investimenti che i Comuni stanno attuando attraverso il Pnrr faranno veramente ripartire la Lombardia e l’Italia. Diversamente rischieremo di trovarci tante opere nuove di zecca che risulteranno “scatole vuote” dentro le quali non potremo dare i servizi attesi dai cittadini».
