Varese, il futuro dopo il carcere: il lavoro come via maestra per detenuti e immigrati

VARESE – Quando il detenuto ha potuto seguire un percorso di lavoro o di studio, oppure entrambi, la percentuale delle recidiva si abbassa in maniera drastica. E quando un uomo o una donna fuggono dai loro Paesi a causa di situazioni complicate e trovano un “porta” d’accesso aperta al mondo lavorativo in Italia, il percorso di integrazione sociale sarà più agevole. Ma prima ancora, i due protocolli riconoscono la dignità umana di chi ha sbagliato e pagato con il carcere e di chi arriva da una sofferenza enorme.

Le parole del prefetto

Il doppio Protocollo

Doppio Protocollo di intesa questa mattina in Prefettura. Il primo per promuovere e sostenere il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, ex detenute e in esecuzione penale esterna e il secondo documento sottoscritto per favorire l’inserimento socio lavorativo di titolari di protezione internazionale. Nella sala Consiglio di Villa Recalcati erano presenti, oltre al prefetto Salvatore Pasquariello, il presidente della Provincia di Varese Marco Magrini, il sindaco di Varese Davide Galimberti, i rappresentanti delle case circondariali di Varese e Busto, il presidente di Confindustria Varese Roberto Grassi e il presidente di Camera di Commercio Mauro Vitiello, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Giuseppe Carcano, Don Davide della Comunità La Valle di Ezechiele, il direttore generale di Ats Insubria Salvatore Gioia, le due aziende ospedaliere, la Croce Rossa, l’università dell’Insubria, i sindacati e le Forza dell’Ordine, il garante regionale dei detenuti.

Le riflessioni

Dell’importanza della rete «che il prefetto ha portato oggi qui nella sede della Provincia per sottoscrivere due importanti protocolli», ha parlato il presidente di Villa Recalcati Marco Magrini. Mentre il sindaco Davide Galimberti ha sottolineato che «questa iniziativa rientra nel tema più ampio della sicurezza del nostro territorio e delle nostre città. Due protocolli che vanno proprio in questa direzione». Il dirigente scolastico Giuseppe Carcano ha invitato tutti a una riflessione: «A scuola dovremme insegnare più Cesare Beccaria, perché dei “delitti e delle pene” si insegna poco. E importante per chi lavora nella scuola vedere che c’è una rete importante che promuove la necessità della formazione e del collocamento al lavoro anche per chi ha vissuto un’esperienza carceraria o per chi viene, per necessità contingenti, da paesi politicamente complicati».

Mauro Vitiello di Camera di commercio: «Un progetto fondamentale che contribuisce a far crescere e consolidare l’efficienza, in senso largo, del nostro territorio. Una provincia attenta e capace nel dare risposte alle tante problematiche». Anche Roberto Grassi ha messo in evidenza «la capacità della rete provinciale, oggi riunita a Villa Recalcati grazie al lavoro del prefetto, di saper cogliere le problematiche e soprattutto di dare risposte concrete. Ed è proprio da questi progetti e dalla volontà di integrare e re integrare che si vede anche la grandezza di una provincia e di una comunità».

«E questo è un dato consolidato – ha spiegato il garante regionale dei detenuti – però non possiamo tacere su un altro tema di grande attualità, ovvero quello dei suicidi in carcere. I numeri sono preoccupanti. Bisogna quindi lavorare per dare una prospettiva a chi è in carcere».

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