VISTO&RIVISTO Il vero cinema epico che ormai non esiste più

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di Andrea Minchella

VISTO

HORIZON- AN AMERICAN SAGA, di Kevin Costner (Stati Uniti 2024, 181 min.).

Kevin Costner aveva in mente questo maestoso progetto da quasi quarant’anni. Dopo l’intenso “Balla Coi Lupi”, che a soli trentacinque anni lo portò sulla cresta del mondo e che ci fece conoscere un Kevin Costner capace e sensibile regista oltre che affascinante attore, e lo spietato “Open Range”, l’artista americano riesce a realizzare due capitoli di una saga che potrebbe comprenderne, in futuro, altri due. Un lavoro immane e costoso che ha visto lo stesso Costner impegnarsi pesantemente come produttore.Come un altro grande di Hollywood, Coppola con il suo “Megalopolis” in uscita dopo l’estate, anche l’autore californiano ha dovuto versare parecchi milioni di dollari per convincere la Warner Bros. a produrre e a distribuire l’intera saga.

La difficoltà di trovare produttori e case di produzioni per opere come queste risiede proprio nella particolarità del prodotto sia per la forma che per la sostanza. Dagli anni ottanta, infatti, Hollywood guarda sempre con sospetto il genere “western” che ha reso negli anni cinquanta l’industria cinematografica statunitense una delle più potenti del mondo. Con l’arrivo della tecnologia e con il dilagare della fantascienza, il genere che riflette maggiormente sul passato e sulla genesi dell’America moderna ha sempre più riscontrato scetticismo e dubbi tra gli addetti ai lavori. Proprio Costner nel 1990 con il suo “Balla Coi Lupi” aveva segnato un importantissimo punto a favore di una cinematografia che, forse, aveva solo bisogno di una nuova e aggiornata capacità di rielaborazione e narrazione della storia degli Stati Uniti. Bisognava allontanarsi dai “cliché” per restituire agli spettatori storie e vicende vere e potentemente iconografiche in cui il popolo americano costruiva, anche con l’uso della violenza, il paese in cui avrebbe vissuto per sempre.

Dunque “Horizon” è una vera e propria epica dell’America contadina che cerca e trova le terre in cui insediarsi. “Horizon” è un prezioso resoconto dell’America violenta e patriottica che costruisce la propria società sul concetto di viaggio, di sogno e di difesa. L’America contemporanea è frutto di lotte violente tra i nativi e gli americani “d’importazione” che dall’Est decisero di andare a conquistare tutto il territorio a disposizione, spostandosi verso l’Ovest carico di terre, speranze e orizzonti da seguire.

Costner scrive e realizza un prodotto che apparentemente sembra essere stato scritto per la televisione. La lunghezza fa subito pensare ad una serie con puntate da un’ora l’una. Troppo facile. Costner, che per la televisione sta già regalando al pubblico una saga moderna di “cow boys” imprenditori e politici nel bellissimo “Yellowstone” di Taylor Sheridan, ha deciso di usare il cinema per distribuire il suo progetto più ambizioso. Decide di rischiare tutto in un’epoca in cui lo “streaming” impazza e al cinema resistono solo i super eroi. Decide di portare al cinema quante più persone riesce con un prodotto americano e totalmente cinematografico. Ama la macchina da presa e la difficile e complessa realizzazione di un vero film.

Il risultato, per ora, è abbastanza soddisfacente. Cinematograficamente “Horizon” contiene tutta la grammatica necessaria per prodotti del genere. La sceneggiatura è sufficientemente solida, anche se si nota l’assenza di un romanzo, come succedeva per “Balla Coi Lupi” o “Terra Di Confine”, da cui la vicenda è tratta. Qui la storia è scritta a quattro mani da Costner e Join Baird. La realizzazione è sfilacciata se consideriamo la drammaturgia dei personaggi, tantissimi, su cui Costner decide di posare la sua macchina da presa. In questo primo capitolo, infatti, la vicenda tocca parecchi personaggi, tutti sapientemente dipinti, che convivono a volte con difficoltà sotto il cielo della stessa storia. Tra i protagonisti del film scorre poca fluidità trasformando ogni gruppo di personaggi un’entità indipendente.

La maestosità della pellicola ci regala una serie di sequenze mozzafiato in cui il campo visivo di Costner, prima, e dello spettatore, dopo, non incontra nessun ostacolo che lo possa fermare. La grandezza della scenografia di “Horizon” risiede proprio nella sconfinata bellezza delle terre in cui la vicenda si svolge, Wyoming e Texas, e in cui Costner ha deciso di girare, Utah.

Aspettando il secondo capitolo, in uscita a metà agosto, possiamo gustarci un’opera ambiziosa ben realizzata che mette al primo posto la grammatica e l’emozione del puro cinema americano. Ottimo lavoro.

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RIVISTO

TERRA DI CONFINE- OPEN RANGE, di Kevin Costner (Open Range, Stati Uniti 2003, 132 min.).

Amicizia e onore sono i due pilastri su cui si poggia questo secondo film “western” di Kevin Costner. Meno poetico di “Balla Coi Lupi” questa pellicola esprime con più schiettezza la violenza che è servita per fare nascere gli Stati Uniti moderni. Un “western” moderno che non dimostra i suoi vent’anni. Da rivedere.

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