di Gian Franco Bottini
Le Olimpiadi si sono concluse e anche per chi ne ha già viste tante, il giorno dopo ci si sente sempre un po’ orfani di quella immersione quotidiana in un mondo così lealmente competitivo tale da rendere naturali gli abbracci fra le innumerevoli diversità. Diversità che purtroppo il giorno dopo potrebbero prepotentemente ritornare ad essere antagoniste, parlando di guerre o di dissidi meno cruenti, ma parimenti divisivi.
Dal punto di vista sportivo l’Italia ha fatto la sua bella figura, uguagliando, ed in un certo senso migliorando, il medagliere di Tokyo. Un risultato che, se esaminato con attenzione , ci apre rosee aspettative per le prossime olimpiadi di Los Angeles. Settori per noi tradizionali (scherma, ciclismo, nuoto e la stessa atletica) si sono difesi con un certo affanno lasciando però intravedere il ricambio generazionale in corso; altri settori fin’ora per noi quasi sempre preclusi ci hanno riservato sorprese inaspettate (ginnastica, ginnastica artistica, tennis) anche grazie ad atleti giovanissimi.
C’è inoltre un risultato che, come sempre, rischia di essere ironizzato, ma che invece è di una importanza determinante: quello delle “medaglie di legno” (i quarti posti), che ci vede leader assoluti con 24 presenze. E’ questo un chiaro indicatore di una crescita generale dello sport nazionale perché, se esaminato correttamente, esso è rappresentato prevalentemente da una frotta di giovani atleti in crescita e che preme per occupare nel futuro le posizioni più alte dei vari podi. Bene ha fatto il Presidente Mattarella a tenerne conto nelle sue esternazioni di ringraziamento.
Per concludere questa breve analisi, con dispiacere ma con sincerità, dobbiamo confessare che non ci è per nulla piaciuta la telenovela Tamberi. Si disse, parlando di altra persona, che quando entrava in campo cessava di essere “atleta” per divenire “personaggio”. Non lo possiamo certo dire di Tamberi tali e tante le soddisfazioni sportive che ci ha dato, anche se spesso al limite fra le due cose. Questa volta, per se e per i suoi tifosi avrebbe, a nostro avviso, dovuto evitare la mortificante “missione impossibile”. Ci spiace perché sicuramente si è fatto del male, e non lo meritava. Noi comunque lo aspettiamo con immutato affetto e in buona salute, per nuovi trionfi.

A proposito di “personaggi”, da una Olimpiade sono spesso emersi atleti destinati a caratterizzarla iconicamente (Abebe Bikila, Carl Lewis, Usain Bolt e altri); quest’anno non ci pare che ciò sia avvenuto. Ci sia consentito allora esprimere una nostra personale segnalazione, che non ha certo la pretesa di essere all’altezza dei citati , ma che, per chi vive lo sport delle nostre parti, può avere un certo significato. Julio Velasco, sicuramente “personaggio”, sicuramente poco amato dai bustocchi per i suoi recenti trascorsi, sicuramente artefice di un percorso straordinario, per aver raccattato un gruppo totalmente allo sfascio di ottime giocatrici e averne fatto, in meno di un anno, una squadra vincente. Un po’ a malincuore (per la nostra suesposta provenienza geografica) ma con irrinunciabile lealtà sportiva, dobbiamo convenire che l’uomo meriterà di venir ricordato per quella che è stata una magnifica impresa.
Se poi volessimo parlare dell’aspetto organizzativo, tralasciamo per amor di patria (quella francese) le lamentele di ordine pratico e logistico ampiamente denunciate dagli atleti; non tralasciamo invece una nostra impressione nata fin dal primo momento. La cerimonia di apertura (e le riprese televisive dei primi giorni), generava la netta sensazione che in quella manifestazione sport e atleti fossero considerati degli elementi “comprimari” rispetto al protagonismo della storia, della bellezza e della “grandeur” francesi. Un’ostentazione, a nostro avviso, troppo accentuata soprattutto se protratta per oltre quattro ore di un “fritto misto” di ottime trovate e di incomprensibili performance. Il chiassoso e disordinato sfilare degli atleti sulla Senna, in stile gita aziendale, risultava stucchevole e svuotato di quella solennità dovuta al periodico incontro fra “le genti del mondo in pace”, che è il senso e l’anima delle Olimpiadi.
Al tal proposito va ricordato che i Paesi dell’Onu (Francia ovviamente compresa) avevano a suo tempo votato una mozione che richiedeva il rispetto della “tregua olimpica” (sospensione delle guerre fra i popoli), che, proprio perchè inevitabilmente simbolica, avrebbe meritato una sottolineatura data da una maggior enfasi alla presenza ufficiale dei tanti Paesi. In parole povere un po’meno Francia e un po’più Olimpia! E pensiamo che anche il Presidente Mattarella possa essere stato d’accordo con noi, mentre assisteva sotto la pioggia, alla interminabile cerimonia, coperto solo da una striminzita mantellina di plastica, che, speriamo, non si sia dovuto portare da casa.
bottini olimpiadi francia – MALPENSA24
