“Assui? Da coach di Serie A vorrei sempre allenarlo”. Parola del CT Marco Sodini

Italbasket Marco Sodini Assui

VIAREGGIO – “Elisee Assui? Un ottimo giocatore e un bravissimo ragazzo, che credo troverà la sua dimensione anche in serie A. Dirò di più, se fossi un allenatore nella massima serie vorrei sempre allenarlo”. Parole e musica di Marco Sodini, commissario tecnico della Nazionale Under 18 che ha guidato l’ala della Openjobmetis agli Europei di Tampere.

Elisee Assui e la maglia azzurra: una storia recente, giusto?

E’ cosi. Elisee è un ragazzo che è esploso nell’ultimo anno. Io l’ho convocato in azzurro per la prima volta a marzo all’Albert Schweitzer Tournament, conosciuto come “Torneo di Mannheim”.

Che ragazzo ha trovato?

Ho scoperto un ragazzo solare e sorridente, non chiacchierone, ma ben voluto da tutto il gruppo sia a Mannheim che poi all’Europeo. Insomma mi ha fatto subito un’ottima impressione, naturalmente confermata in seguito.

E dal punto di vista tecnico?

Elisee ha una massa muscolare importante a fronte di una mobilità non comune. E’ bravo nell’uno-contro-uno, è dinamico e sa attaccare il canestro. Dietro è un buon difensore. Naturalmente lo seguivo da tempo, anche perché ha disputato le Finali Nazionali Under 19 da protagonista pur essendo sotto età.

Elisee come si pone come atteggiamento?

Ha uno spirito competitivo e grande personalità, caratteristica questa a cui devo dare merito all’ottimo lavoro dello staff tecnico di Varese. E’ tosto, ha volontà, etica del lavoro e la giusta ambizione. Sono sicuro che i suoi compagni di squadra lo adoreranno, compresi gli americani.

Quest’anno Assui è nel roster di Varese: può diventare un giocatore da Serie A?

Io dico di sì, soprattutto in un contesto di gioco come quello di Varese. La cosa più importante per lui sarà rendersi conto di cosa sa fare e di cosa non sa fare, perché in Serie A non lo aspetterà nessuno. Dovrà lavorare moltissimo sulle sue lacune, però sono convinto che sia abbastanza intelligente da capire quello che potrà fare subito e quello che potrà ottenere con il duro lavoro. Mi si passi la battuta, ma io, da allenatore, in Serie A uno come Elisee lo vorrei sempre allenare.

Parlavamo di lacune: su cosa dovrà migliorare?

Sicuramente deve mettere un tiro da fuori che sia credibile. Sono però convinto che nel modello di gioco di Varese Elisee farà poca fatica a inserirsi. Nel nostro contesto lo utilizziamo in due dimensioni, da 3 e da finto 4. In serie A chiaramente cambiano molte cose, ma penso che possa farcela. Anzi, vorrei dire è bello che una squadra del massimo campionato dia fiducia a un ragazzo italiano, che magari va aspettato e su cui bisogna lavorare, anziché prendere un americano in più.

Siete entrambi reduci dal 9° posto all’Europeo Under 18…

Quest’anno purtroppo abbiamo avuto una serie di contrattempi. Sono convinto che la competitività di questo gruppo poteva essere maggiore. Abbiamo sbagliato la partita contro la Lituania che ci è costata un piazzamento più alto.

Quanto è difficile oggi in Italia tirare fuori talenti?

Il contesto è complicato, inutile negarlo. Con la riforma dello svincolo le società faticano ad investire sui vivai. Molti ragazzi vengono coccolati e rischiano di perdersi senza rendersene conto, tra procuratori iper protettivi e una ossessionante idolatria delle loro statistiche, al di là di quella che è la sostanza del campo. Soprattutto nelle categorie giovanili pensano già, senza rendersene conto, che un loro dominio relativo al contesto contro i pari età equivalga ad una affermazione in via assoluta.

Una ricetta da allenatore dell’Under 18?

Questi ragazzi hanno bisogno di un allenatore che li “massacri”, un dirigente che li protegga e una squadra che li lanci. Queste tre sono ottime componenti per tirare fuori un buon giocatore.

Assui vola a canestro e guida l’Italia U18 al successo. Prende un brutto colpo, ma sta bene

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