Strage di Paderno: i segnali, gli psicologi e la paura della verità

PADERNO DUGNANO – Totalmente smarrito e con una disperazione interiore che nessuno ha saputo cogliere, oppure lucido e capace di pianificare la strage della sua famiglia e di indossare la maschera del giovane confuso?

Disperazione o lucidità?

Non e semplice immaginare che dietro al triplice omicidio di Paderno Dugnano, nel milanese, dove sono stati accoltellati a morte marito e moglie, Fabio e Daniela, e il figlio minore Lorenzo, 12 anni, ci sia il figlio maggiore con la rabbia e forse la patologia ad armare una mano diversi giorni prima, forse addirittura a pianificarlo. Non è semplice perché immaginare un giovanissimo capace di scelte del genere ci appare inaccettabile, ma lo è anche spegnere la vita del tuo fratellino di 12 anni, quella dei tuoi genitori. Il 17enne inoltre, ha mentito inizialmente, accusando dei primi due atroci delitti suo padre, affermando di aver agito poi contro di lui per reazione. A dire cosa abbia realmente mosso le azioni di questo ragazzo che si apprestava alla quinta liceo, chi sentiva “oppresso” e si voleva “emancipare“, seppur non imputa nulla ai suoi familiari, forse saranno le perizie psichiatriche e le valutazioni psicologiche alle quali sarà certamente sottoposto.

Crepet, è il fallimento della famiglia

A dare una prima lettura del quadro generico nel quale determinate situazioni possono maturare, ospite di diverse trasmissioni televisive, è stato Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e saggista. 

L’opinione di Crepet

«Prendiamo atto del disfacimento del nostro mondo, del disfacimento della famiglia. Lo dico da trent’anni. Da anni mi chiamate per commentare delitti di questo tipo… Ma davvero c’è qualcuno, compreso il ministro della Famiglia, che dica che esiste ancora la famiglia? Andiamo». 

Secondo lo psichiatra il disfacimento della famiglia dipende dal fatto che “non c’è più un regola, perché non parliamo più. Abbiamo scambiato i soldi con le parole. Una volta si parlava e non c’erano i soldi. Oggi ci sono i soldi ma non si parla più. Un padre non sa dove è suo figlio di 14 anni. Sabato sera c’era mezza Italia che non sapeva dove si trovasse il proprio figlio. Ne aveva una idea molto, molto vaga. Un padre non sa cosa fa il proprio figlio di 14 anni, non sa quanti shot stia bevendo, non sa se consuma cocaina, non sa se fa sesso con una tredicenne”. 

Matteo Lancini, non facciamo più le domande scomode

«Credo che esista un tema centrale, che ahimè è emerso dalle parole del ragazzo, del sentirsi soli in mezzo agli altri – ha spiegato lo psicologo in diretta radio –  questa è una cosa che mi interroga anche come padre: come mai siamo famiglie che ascoltano molto di più rispetto a quelle dei nostri padri, e nonostante questo i nostri figli facciano così fatica a parlarci delle nostre emozioni. Ora, non vuol dire che in passato non si parlasse di queste emozioni, ma non c’era necessità di parlarne. Era una società molto più normata, di distanza». 

Dolore, sentimenti e conflitti

Secondo lo specialista, «il dolore, i sentimenti, i conflitti che ci sono in adolescenza, se non diventano parola, molto spesso diventano agito. Molto spesso agito violento verso sé stessi: disturbo alimentare, ritiro sociale o autolesionismo».

A volte accade, come a Paderno, che diventi «violenza verso gli altri. Il tema vero è essere in grado di creare delle condizioni, di fare delle domande. Dobbiamo provare a fare le domande che più ci disturbano. Poi non è detto che il figlio ci risponda, ma deve sapere che può parlare di quei sentimenti».

Strage Paderno, un “malessere” che diventa furia omicida. La confessione e lo sgomento

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