di Sarah Zambon
BUSTO ARSIZIO – “Le radici profonde non gelano”: concluso con successo il 23esimo Bustofolk. Anche per il 2024, il Festival Interceltico organizzato da Gens d’Ys ha confermato che il fascino ancestrale per il passato del nostro territorio e, più in generale d’Europa, è più vivo che mai. Grande successo per la sfilata in centro delle band con le cornamuse e i costumi celtici: hanno attraversato il viale e le piazze Vittorio Emanuele, Garibaldi e Trento, incrociandosi qui con la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, tra gli applausi dei bustocchi.
La sfilata in centro

“Vienna Pipes and Drums” (Austria), “Bagad de Plomodiern” (Bretagna), “Orobian Pipes” (Lombardia), “Celtic Knot Pipes&Drums” (Lombardia), “City of Rome Pipe Band”(Lazio), “Veneto Piping School” (Veneto), “La Baldoria” (Busto Arsizio), “Berghem Baghet” (Lombardia) “Gens d’Ys” (Lombardia): questo il cast della grande sfilata che ieri, 15 settembre, ha portato nel cuore della città le sonorità inconfondibili e coinvolgenti della musica celtica, partendo dal Tribunale – dopo i saluti ai musicisti del sindaco Emanuele Antonelli e della vicesindaco Manuela Maffioli – e arrivando al Museo del Tessile per il concerto finale.
Il palco del Tessile
Nei quattro giorni della kermesse, ospitata dal giardino quadrato del Museo del Tessile, l’affluenza di pubblico non è mancata, complice anche un clima sicuramente fresco, ma non piovoso, come invece accaduto nelle passate edizioni. Weekend con campi storici e attività didattiche per grandi e piccini, apprezzati workshop, body painting e tanta buona musica, con un totale di 160 artisti che si sono esibiti sul grande palco della manifestazione, – su tutti, i Wellermen e i Kilkenny’s -, oltre alle bande locali ed internazionali che nella giornata di domenica hanno sfilato per la città, portando una ventata di allegria e folclore nel tessuto urbano.
Scommessa vinta anche quest’anno
Ovviamente stanco ma soddisfatto, il patron di Gens d’Ys e Bustofolk Umberto Crespi, che con il suo team anche per il 2024 ha riconfermato un format vincente, inserendo però alcune novità, che sono state sicuramente apprezzate, come l'”open mic”, che ha dato voce anche a musicisti non professionisti, offrendo loro la possibilità di farsi conoscere, avendo a disposizione 10 minuti per suonare su un palco prestigioso come quello del Festival, nel pomeriggio di domenica 15 settembre. Un esperimento sicuramente riuscito, che probabilmente verrà
riproposto anche nelle prossime edizioni. Crespi ha anche annunciato un evento speciale firmato Gens d’Ys, già in programma per il prossimo 21 novembre, senza però svelare di cosa si tratterà.
Fascino ancestrale… trasversale
Un particolare da sottolineare è il fatto che l’accademia di danze irlandesi bustocca, che attualmente vanta ben 35 sedi in tutta Italia, annovera tra i propri ballerini anche allievi di origini molto lontante rispetto al Nord Europa: sul palco del Bustofolk, infatti, si sono esibiti anche un ragazzo di origini filippine e due giovani italo-giapponesi, segno che le antiche tradizioni culturali e artistiche del Vecchio Continente esercitano un fascino magnetico che non conosce confini e che va aldilà delle convenzioni.
La nota stonata
Niente pioggia quest’anno sul Bustofolk, solo un po’ di vento freddo che ha contribuito a creare un’atmosfera decisamente più “nordica”. Ma se non è stato il clima a guastare la festa, sono la maggioranza degli espositori a non sentirsi pienamente soddisfatti della loro esperienza in quest’ultima edizione del Festival Interceltico: girando per gli stand, abbiamo riscontrato un certo malumore, dovuto a diversi fattori, uno su tutti l’afflusso di pubblico al di sotto delle aspettative. Soprattutto gli artigiani “storici”, quelli che da tanti anni portano le loro creazioni nel giardino quadrato del Museo del Tessile, si sono sentiti penalizzati o dalla posizione della loro bancarella, o dal fatto che l’ingresso a pagamento, disposto per tre su quattro delle giornate del Festival, possa aver scoraggiato molti visitatori. Coloro che erano dislocati lungo il perimetro interno attorno al palco, hanno lamentato proprio il fatto che il focus della manifestazione fosse incentrato quasi esclusivamente sulla danza e sui concerti delle band, mentre chi si trovava sotto il portico centrale, si è ritrovato un po’ troppo defilato rispetto al “cuore pulsante” della festa. Qualcuno è rimasto talmente scontento da mettere in dubbio la partecipazione alle prossime edizioni, se la formula non verrà in qualche modo cambiata, trovando la chiave giusta per valorizzare al meglio anche le aree espositive.
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