Hamid Obid morto sul lavoro a Gornate, i sindacati insorgono: «Ennesima tragedia»

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Hamid Obid

GORNATE OLONA – Hamid Obid, l’operaio marocchino di 34 anni morto in un’azienda di Gornate Olona, è il simbolo di una «tragedia che non si ferma». Lo riporta una nota firmata da Matteo Tibaldo (Filctem Cgil Varese) e da Ivano Ventimiglia (Dipartimento Ambiente, Salute e Sicurezza Cgil Varese). Una notizia che «fotografa ancora una volta la strage in corso», incalza Paolo Capone (segretario generale dell’Ugl). Anche Femca Cisl dei Laghi interviene, per voce del segretario generale Carlotta Schirripa. Fino al consigliere regionale Samuele Astuti (Pd). Sigle sindacali e politicano provano ad alzare ancora una volta la voce, tornando sui rischi che corrono i dipendenti sui posti di lavoro. Troppo spesso, come nel caso di Obid, con un tragico epilogo.

«Investire in prevenzione»

Hamid Obid era in Italia da circa un anno. E di recente, in Marocco, si era unito in matrimonio con la sua compagna. E aspettava soltanto che la moglie, una volta sbrigate tutte le pratiche burocratiche, ottenesse il permesso per raggiungerlo a Solbiate Olona, dove il 34enne viveva. Un progetto che rimarrà solo tale. Ieri, 16 settembre, Hamid è stato schiacciato dalla fresatrice che stava utilizzando nell’azienda Techno Mould di Gornate Olona. Incidente che si è rivelato fatale. Un altro episodio di morte sul lavoro che fa insorgere i sindacati: «Anche se non è ancora chiara la reale dinamica dell’incidente, tale tragico episodio conferma nuovamente l’estensione del fenomeno infortunistico, trasversale a tutti i settori produttivi ed in preoccupante aumento sia a livello provinciale che nazionale», si legge nella nota diffusa da Cgil e firmata da Tibaldo e Ventimiglia. «Come già avvenuto pochi mesi fa in occasione di un precedente infortunio avvenuto in provincia di Varese, ribadiamo convintamente che solo un concreto investimento su prevenzione, sicurezza e formazione adeguata ed efficace da parte dei datori di lavoro, da concepirsi non come mero costo, ma come azione virtuosa volta a prevenire il verificarsi di questi tragici eventi, unito al potenziamento delle strutture preposte alla vigilanza sul territorio ed un conseguente incremento dei controlli, possano risultare determinanti per garantire quanto più possibile la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro». Concludendo con «il sincero cordoglio della Cgil ai familiari, amici e colleghi del lavoratore».

«Una strage in corso»

Sulla stessa linea Ugl, per voce del segretario generale Capone: «L’ennesimo incidente sul lavoro fotografa ancora una volta la strage in corso, causata dalla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro», dice. «A nome dell’Ugl rivolgo il cordoglio alla famiglia della giovane vittima. È doveroso ribadire, ancora una volta, l’importanza di investire sulla prevenzione e sulla formazione al fine di prevenire ed evitare ulteriori tragedie. Al contempo, urge rafforzare i controlli per arrestare la strage in atto e porre fine all’inaccettabile fenomeno delle cosiddette morti bianche».

«Non è accettabile»

«Il terribile incidente di Gornate Olona richiama con urgenza la necessità di azioni condivise sul fronte della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro», le parole di Carlotta Schirripa, segretario generale della Femca Cisl dei Laghi. «Non è accettabile che tragedie come queste continuino a verificarsi. Ribadiamo l’importanza di continuare a investire nella formazione continua e nella prevenzione. Solo attraverso un impegno costante e una decisa collaborazione tra aziende, sindacati e istituzioni si potrà davvero garantire la sicurezza e il benessere di chi ogni giorno contribuisce con il proprio lavoro allo sviluppo della nostra società. Alla famiglia di Hamid la solidarietà e la vicinanza della Femca Cisl dei Laghi».

«Un impegno concreto»

La voce della politica è di Samuele Astuti, consigliere regionale del Pd: «Serve urgentemente, a livello nazionale, un impegno concreto che si affianchi al lavoro che stiamo portando avanti nella nostra commissione regionale», dice. «Come ha ricordato qualche giorno fa anche il presidente Sergio Mattarella alla Camera, in occasione della presentazione della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro». Secondo i dati Inail, «in Lombardia le denunce di infortunio mortale nei primi sette mesi del 2024 sono state 102, cinque in più rispetto all’anno precedente. L’andamento degli ultimi due mesi appare ancora più preoccupante, con un aumento allarmante degli incidenti gravi e mortali. Le misure finora adottate non sono sufficienti. Serve un approccio più rigoroso che preveda maggiori controlli, formazione continua e una responsabilità più forte da parte delle imprese». Conclude: «Il lavoro della commissione regionale prosegue con determinazione. Siamo impegnati a presentare un piano d’azione concreto e non ci fermeremo finché non vedremo risultati tangibili. Non possiamo più permetterci di aspettare, ogni ritardo costa vite umane. È fondamentale che tutte le istituzioni, sia a livello locale che nazionale, collaborino per garantire una vera sicurezza nei luoghi di lavoro. Non è solo una questione normativa, ma un imperativo morale e sociale».

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