Pedaggi autostradali: Lumbard, paga e tas!

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Umberto Bossi nel 2014

Com’è quella cosa che soltanto gli stupidi non cambiano idea? Mai pensato che Matteo Salvini fosse uno stupido, anzi. Né lui né le truppe che lo seguono, lesti, come s’è visto, a cambiare idea su diverse situazioni. Prima in un modo, poi in un altro. A seconda del momento, delle circostanze, delle opportunità. Gli esempi sono mille e più di mille. Prendiamo questa storia dei pedaggi autostradali. “Benedetto sia il pedaggio se porta sviluppo e investimenti” dichiara il Capitano alla cerimonia per i cent’anni della Milano-Laghi. Sembra Padoa Schioppa, ricordate?, quando disse che “le tasse sono belle”.

La Lega manifesta contro il nuovo casello autostradale di Gallarate. Era il 1991

Insomma, pagare l’autostrada è doveroso e sacrosanto. Parola di ministro. Parola di chi, una decina di anni fa, berciava contro le autostrade a pagamento. Ha fatto un’inversione di 180 gradi. Capita.  S’è rimangiato frasi di fuoco riassunte in “Io non pago” lanciato a tutta pagina sulla Padania , slogan che tenne banco nel 2014 sostenuto da un video in cui Salvini strappava l’avviso di mancato pagamento al casello di Gallarate. Proprio lì aveva radunato un centinaio di militanti per rappresentare il malumore causato dagli aumenti tariffari previsti dal decreto Milleproroghe. Presidio ripetuto a Como e avallato dalla presenza del lider maximo, Umberto Bossi.

Fu Bossi, un quarto di secolo prima a guidare la manifestazione, sempre in quel di Gallarate, contro la realizzazione della nuova barriera autostradale, più ampia per ricevere l’aumento esponenziale del traffico. Erano i leghisti della prima ora, o quasi. Nel fango, bandiere e cartelli al vento, c’erano Speroni, Leoni, Maroni, Peruzzotti, alcuni già in parlamento, altri sospinti a Roma e a Strasburgo dall’onda di piena leghista degli anni successivi. Rimasero lì, a protestare, diversi giorni, finché vennero sloggiati dalla polizia.

Bossi, Maroni e Peruzzotti al presidio contro il nuovo casello di Gallarate

A guardar bene non avevano tutti i torti contestando il fatto che, al Nord, le autostrade non erano gratis e, in molte regioni del Sud, a pagare era (ed è) Pantalone. Chiedevano di riequilibrare lo scenario italiano. Ma erano altri tempi, la parola d’ordine era addirittura “secessione”. E oggi? Boh, Salvini vuole persino costruire il ponte sullo Stretto, unire non dividere. Ha cambiato paradigma, dal nome della Lega è stato cancellato il Nord, si guarda al partito nazionale, il Bossi-pensiero è stato chiuso in un cassetto. Al di là dei commenti e delle posizione di alcuni ribelli, fedeli alla Lega delle origini, in un simile contesto ci sta che anche i pedaggi delle autostrade siano benedetti. Del resto, Salvini è il responsabile del governo per i trasporti, non può sovvertire intese, dati di fatto e remunerative (per lo Stato) rendite di posizione.

No che non può. Fino a smentire se stesso e la Lega che fu. Eppure, tutti sanno quanto sarebbe utile, anzi, indispensabile per l’economia e il mondo produttivo del Varesotto, del Milanese e di tutta l’area circostante se, per andare e tornare dal capoluogo, si evitasse di pagare l’odioso balzello sull’Autolaghi, diventata un’arteria di collegamento interno. Lo sa anche Salvini, lo sanno anche i leghisti. Che per l’occasione rispolverano uno dei loro mitici gridi di battaglia: “Lumbard, paga e tas!”. Soltanto che il concetto è ribaltato: non più una sferzata all’avidità romana, ma un invito alla responsabilità civica del buon cittadino. In fondo, ma molto in fondo, anche le gabelle autostradali possono sembrare belle. A maggior ragione se benedette.

Matteo Salvini protesta contro il pedaggio autostradale a Gallarate. Era il 2014

100 anni dell’A8, Salvini: «Benedetto il pedaggio se porta sviluppo e investimenti»

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