VARESE – «Insieme ai miei legali (gli avvocati Patrizia Esposito e Sergio Martelli ndr) valuterò un eventuale ricorso contro la decisione della Corte d’Appello di Milano». Non aggiunge altro Stefano Binda, al quale è stato assegnato un risarcimento pari a 212mila euro per ingiusta detenzione, dopo la decisione dei giudici milanesi.
L’ingiusta detenzione
Binda fu arrestato con l’accusa di aver assassinato 30 anni prima Lidia Macchi, la giovane studentessa varesina ritrovata morta accoltellata a Cittiglio, il cui omicidio resta ancora oggi senza un colpevole. Non fu il brebbiese, infatti, ad uccidere la ex compagna di liceo, così come stabilito dalla Corte d’ Cassazione che lo ha assolto con formula ampissima dopo tre anni e sei mesi di detenzione. Ora la Corte d’Appello di Milano gli ha riconosciuto poco più di 200mila euro di risarcimento a fronte di una richiesta pari a oltre 300mila euro per l’ingiusta detenzione subita. E Binda, a questo punto, riflette sullo “sconto” auto-garantitosi dalla magistratura ma soprattutto, è legittimo supporlo, sulle motivazioni che hanno condotto i giudici alla decisione.
Quale colpa lieve?
Se infatti la Corte milanese spiega come la richiesta di Binda sia meritevole di essere accolta, nonostante il ricorso presentato dalla Procura Generale meneghina che istruì il processo, individua in una difesa “confusa” da parte dell’indagato una “colpa lieve” nella sua condotta processuale. Vale la pena ricordare che Binda, subito dopo il suo arresto, rispose per oltre sette ore alle domande del Pm dichiarandosi innocente e mettendo sul piatto un alibi poi confermato da almeno un teste in sede di dibattimento: mentre Lidia veniva ucciso lui era in vacanza insieme ad un’altra settantina di persone a Pragelato. Sul punto “confusione” nel corso dell’esame reso a processo vale la pena proporsi un interrogativo: è questa Corte, destinata a stabilire se il risarcimento per ingiusta detenzione dovesse essere riconosciuto, a dover valutare il peso dell’esame reso dall’imputato? Di qui la decisione di valutare un eventuale impugnazione del punto relativo alla “colpa lieve” nei confronti del provvedimento della Corte d’Appello di Milano.
Omicidio Macchi, a Binda risarcimento di 200mila euro per ingiusta detenzione
