Indagato per false presenze in Comune a Canegrate: sospeso il coordinatore Pd Cozzi

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CANEGRATE – Dopo la revoca dell’incarico, arriva anche la sospensione dal servizio per l’ex sindaco di Nerviano Enrico Cozzi (nel riquadro della foto sopra), indagato dalla Procura di Busto Arsizio per truffa (art. 640 del codice penale) insieme a un altro dipendente del Comune di Canegrate. Il provvedimento di sospensione è stato preso dalla giunta del sindaco Matteo Modica mercoledì scorso, 16 ottobre, con una specifica delibera.

L’ipotesi di accusa è truffa

Da essa si evince anche l’accusa mossa nei confronti di Cozzi, che all’interno della macchina comunale di Canegrate era responsabile d’area con un contratto a tempo pieno e determinato di durata annuale. L’ex sindaco di Nerviano, che è coordinatore della Zona Altomilanese del Partito Democratico, è indagato, come l’altro dipendente (un amministrativo assunto dal Comune a tempo indeterminato, senza responsabilità organizzative) per falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente: in pratica, avrebbe “timbrato” la presenza in ufficio quando invece non era al lavoro. Di qui la richiesta degli investigatori – la pm Nadia Calcaterra attraverso i Carabinieri di Legnano – di elementi utili alle indagini quali i dati di registrazione degli ingressi attraverso i badge, le buste paga mensili e i dati consegnati al Ced per l’elaborazione delle presenze e delle ore di lavoro.

Secondo una possibile ricostruzione, i due indagati si scambiavano i rispettivi badge per alterare ingressi e uscite dall’ufficio a seconda delle proprie necessità.

“Contestati fatti gravi a danno del Comune”

I fatti contestati che sarebbero stati commessi a danno della pubblica amministrazione hanno rilevanza penale e disciplinare. In attesa della conclusione delle indagini, l’amministrazione canegratese si era già mossa all’inizio di ottobre revocando l’incarico ricoperto dal solo Cozzi, cui ora si è aggiunta appunto la sospensione in via cautelare dall’attività di servizio in municipio, con privazione della retribuzione a tempo indeterminato., ma con la corresponsione di una indennità pari al 50% dello stipendio.

“I fatti contestati – si legge nella stessa delibera – in sede penale e disciplinare ai due dipendenti appaiono particolarmente gravi e, se confermati, porterebbero alla sanzione disciplinare più grave fra quelle previste dall’ordinamento”. Inoltre “il mantenimento in servizio, in attesa della definizione dei procedimenti disciplinare e penale, comporterebbe un grave danno d’immagine all’Ente”.

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