OGGIONA CON SANTO STEFANO – Dopo il consiglio comunale dai toni accesi, non si placa la polemica sul futuro di Villa Colombo a Oggiona con Santo Stefano. È il comitato formato a difesa dello storico edificio a tornare alla carica contro la «scelta sciagurata di sottrarre al paese un bene storico ed un parco comunale unico». Senza risparmiare frecciate al sindaco Franco Ghiringhelli.
«Scelta scellerata»
L’intervento del comitato per la salvaguardia di Villa Colombo parte proprio dall’ultimo consiglio comunale, che «è stato sospeso per 15 minuti perché il sindaco e il segretario comunale erano impreparati a rispondere a una precisa domanda posta dal gruppo di minoranza», è l’affondo. «L’arroganza del primo cittadino, che una volta eletto deve considerarsi sindaco dell’intera comunità, ha avuto il suo apice quando si è rivolto alla minoranza con la frase “state facendo queste richieste per alimentare il teatrino“». Riferimento che va alla già discussa «presenza composta e silenziosa di un gruppo di persone davanti al palazzo municipale in occasione della convocazione della Commissione Statuto e Regolamenti del 4 ottobre i per manifestare il proprio dissenso». Ricordando che, in quei giorni, erano stati tolti da alcune abitazioni gli striscioni esposti con la scritta “Villa Colombo non si vende”. Quindi, la critica: «Ghiringhelli non tollera che gli abitanti di Oggiona con Santo Stefano non condividano la scelta scellerata di sottrarre al paese un bene storico ed un parco comunale unico».
«Paura del malcontento?»
Parlano di «svendita della villa»i residenti che si sono riuniti nel gruppo di protesta: «Secondo il sindaco – ma è solo un’ipotesi – dovrebbe servire a finanziare la ristrutturazione dell’ex teatro». Se cosi fosse, sarebbe «un’altra scelta sciagurata che nessun contribuente del paese condivide. Quest’opera assolutamente inutile appare nel Dup: non serve essere un bocconiano per capire che svendita e ristrutturazione sono correlate». Infine, l’attacco sui tempi delle trattative con l’ente Villa Santa Maria, che «pare siano più di lunga data di quanto si pensi: secondo un documento presentato dal gruppo di minoranza, infatti, i primi contatti risalgono al 2023. Non si tratta per nulla di un’ipotetica svendita, bensì di un progetto che da tempo si sta cercando di portare avanti senza coinvolgere la cittadinanza. Forse per paura di incappare nel malcontento popolare?».
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