GALLARATE – «Bisogna battere i pugni sul tavolo di Regione Lombardia, fino a farlo tremare per far cambiare il progetto che ci è stato presentato in Commissione Sanità». E’ con questi presupposti che il Partito democratico chiede a tutti i partiti rappresentati in consiglio comunale di fare fronte comune per provare a mantenere i servizi sanitari territoriali all’interno del sedime dell’attuale ospedale anche quando sarà pronta la nuova struttura di Beata Giuliana.
Fronte comune
Il capogruppo del Pd, Giovanni Pignataro, ricorda che il progetto attuale «non prevede alcun tipo di servizi per post-acuti e nemmeno l’Ospedale di Comunità. I cittadini ci fermano per strada chiedendo di cambiare le decisioni regionali». Per questo motivo ha chiesto insieme al resto del centrosinistra la convocazione di un consiglio comunale aperto «in tempi rapidi». Ciò significa, secondo Pignataro, che il presidente del consiglio comunale Marco Colombo ha tempo fino a mercoledì per convocare la conferenza capigruppo. Scaduto quel termine «vorrà dire che non c’è volontà di fare fronte comune e saremo costretti a coinvolgere i gallaratesi in modo ampio e autonomo. Ma ci auguriamo che non sia necessario».
Ospedale in vendita
Nel frattempo, i dem pongono un’altra questione sul tavolo. Che fare del Sant’Antonio Abate se non c’è la volontà di riutilizzarlo (almeno in parte) per il mantenimento di servizi sanitari pubblici? «La città di Gallarate chiede che il suo ospedale non diventi oggetto di speculazione da parte di Regione Lombardia», dice con estrema chiarezza Pignataro. «E’ stato fatto con le donazioni dei cittadini di Gallarate in 170 anni. I soldi che prenderebbe Regione vendendolo, e facendoci un’operazione immobiliare, andrebbero invece ad Asst. E’ una ingiustizia verso la nostra città». Secondo il consigliere di opposizione, in particolare il Trotti Maino, l’ultimo padiglione costruito a inizio secolo, ha un’evidente vocazione sanitaria «e per quella dovrebbe essere sfruttato. Per avere servizi territoriali che non saranno garantiti dal nuovo ospedale, destinato agli acuti, e che già non sono garantiti oggi, considerate le lunghissime liste d’attesa per effettuare un esame o una visita».
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