MILANO – Luigi Suigo da Tradate ne ha già fatta di strada. 18 anni ancora da compiere, il lunghissimo pivot (220 centimetri) sta macinando esperienze su esperienze: la medaglia d’argento a Istanbul con l’Italbasket ai Mondiali Under 17, il settore giovanile nell’Olimpia Milano, l’esordio e il primo canestro in Serie A. E adesso il campionato con i senior di Oleggio in Serie B Interregionale (una formazione quasi per intero composta dagli juniores milanesi).
Ai Mondiali Under 17 sei diventato SuiGoat (trick tra il tuo cognome e Goat, un acronimo che per gli americani sta per “Greatest of All Time”)
Devo ringraziare Paolo Spelorzi di Backdoor Podcast. Da allora SuiGoat è diventato il mio soprannome. Tutti mi chiamano così, anche le persone al di fuori del basket. Mi fa piacere, è una cosa carina e divertente.
Prima di SuiGoat e dell’Olimpia c’è stata la Varese Academy
Sì, anche se ho incominciato a giocare a pallacanestro allo Sportlandia Tradate, nella mia città. Poi un camp e la Academy. Il campionato Under 15 e la convocazione con la Nazionale per preparare il campionato europeo Under 16. Esperienza finita, purtroppo, con un taglio. E poi è arrivata la chiamata dell’Olimpia Milano, che mi ha fortemente voluto.
Una scelta non facile, perché voleva dire allontanarsi da casa
Sì ed era la cosa che mi frenava maggiormente. Non vivere con mio papà e stare in foresteria ad Assago mi spaventava. Però l’Olimpia ha capito le mie esigenze, non mi ha mai fatto mancare nulla e, compatibilmente con le partite, mi ha sempre lasciato tornare a casa nei weekend.
E dal punto di vista tecnico?
Tutto benissimo sin da subito. Dal primo anno hanno lavorato duramente su di me. Ogni giorno pesi e palestra con un programma mirato di almeno mezz’ora, esercizi preparatori e cose così. Dal punto di vista fisico sono diventato un altro giocatore.
Fino ad arrivare all’esordio in Serie A
Già, tutto stranissimo. Il mio allenatore mi ha comunicato la convocazione con la serie A soltanto la sera prima a causa di una assenza improvvisa di Nicolò Melli. Già così ero felicissimo. Poi la partita al Forum contro il Banco di Sardegna Sassari. L’Olimpia sempre a rincorrere nel punteggio. Finalmente andiamo sopra e Ettore Messina mi chiama sul cubo dei cambi.
Esordio, canestro e abbraccio di un certo Nikola Mirotic
Incredibile. Neanche nelle favole.
Quest’anno stai assaggiando il basket senior a Oleggio. Che differenze stai trovando?
L’impatto con i senior è molto formativo. Devo affrontare giocatori che hanno dieci o più anni di carriera rispetto a me. Devo imparare gli accorgimenti nelle azioni di gioco e mi scontro con avversari che hanno maggiore fisicità ed esperienza. Non è facile.
Torniamo indietro di qualche mese. Mondiali Under 17 di Istanbul
Bellissima esperienza. Con la Nazionale ho sempre avuto un po’ di sfortuna: il taglio a 15 anni, poi una intossicazione alimentare al torneo di Melilla, un infortunio. Insomma a Istanbul è stato praticamente il mio esordio in azzurro.
Azzurrini di Giuseppe Mangone che arrivano ad un passo dal sogno. Solo gli Usa di mezzo
Team Usa era di un altro livello sotto l’aspetto fisico. Sono invece convinto che, dal punto di vista tecnico, noi eravamo anche più forti. Se mi aspettavo questo risultato? Dico di sì. Sin dal raduno con i miei compagni sapevamo di avere qualità e di poter salire sul podio. Certo, un conto è dirlo e un conto è farlo. La medaglia d’argento è stato un momento di grandissima felicità.
Quali sono gli aspetti tecnici che vuoi migliorare?
Una cosa su cui io e l’allenatore stiamo lavorando è allargare le mie capacità di gioco. Ho l’altezza, ma il coach mi dice che ho qualità tecniche. Insiste per farmi giocare non solo da centro, ma anche per farmi esprimere tutte le cose che so fare: mettere giù la palla, attaccare in palleggio, tirare. Mi fa fare esperienza come da ala forte in alcuni momenti della partita.
E per il futuro?
Nell’immediato vorrei fare la differenza quando sono in campo con la Serie B e guadagnarmi qualche minuto “vero” in Serie A, non nel garbage time per intenderci.
Sappiamo che a Istanbul sei stato “attenzionato” da scout al piano di sopra
E’ vero. E non nego che, nel lungo periodo, il mio sogno si chiama NBA. Alcuni addetti ai lavori mi hanno fatto capire le mie potenzialità e che potrò giocarmi le mie carte per arrivare tra i professionisti americani. Lavorerò ancora più forte e mi farò trovare pronto, poi sarà quello che sarà.
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