Saronno, Airoldi vacilla ma non cade: Gilli e il Cinque stelle Calderazzo lo salvano

Augusto Airoldi e Pierluigi Gilli

SARONNO – Augusto Airoldi la sfanga. E dopo giorni di braccio di ferro sulla posizione del presidente del consiglio, cede, sul fil di lana, Pierluigi Gilli che in apertura annuncia le sue dimissioni alla guida dell’assise civica. Mossa che di fatto apre la strada al Cinque stelle Giuseppe Calderazzo, il quale da settimane ha legato il suo voto di fiducia al sindaco in cambio della presidenza del consiglio. E così, questa sera, mercoledì 6 novembre, si può dire: la maggioranza (ormai risicatissima) è salva, non certo la faccia di chi ha condotto per giorni un teatrino che fa davvero poco onore alla città di Saronno.

La votazione della mozione finisce in parità: 12 a favore, 12 contrari e un’astensione. Airoldi porta a casa la pelle e va avanti. Fino a quando lo si vedrà. Anche perché dopo il voto Pierluigi Gilli si ritrova in maggioranza i Cinque stelle.

All in dei Cinque stelle

Altro che uno vale uno. A Saronno pesa molto di più l’unico voto in consiglio nelle mani dei Cinque stelle. E i pentastellati lo sanno bene e sono andati fino in fondo nel giocare la partita decisiva: hanno portato il sindaco Airoldi sul baratro, l’hanno tenuto in sospeso sul vuoto, lasciando di fatto la decisione finale nelle mani della maggioranza. Anzi di Gilli. Il quale in apertura e dopo un summit pre consiglio ha annunciato di lasciare la presidenza del consiglio. E’ questo è stato il segnale che la crisi non si sarebbe consumata nella seduta della mozione di sfiducia, ma si riproporrà già alla prossima assise.

Traballa, eccome se traballa Augusto Airoldi. Fino alle parole di Pierluigi Gilli e alla dichiarazione di Giuseppe Calderazzo: «Prendo atto della comunicazione del presidente Gilli e alla luce del nuovo scenario politico il Movimento e il sottoscritto si astiene dal votare la mozione di sfiducia». Insomma i Cinque stelle hanno fatto bingo e portato a casa ciò che volevano.

Liturgia politica

A leggere il testo della mozione è stato Raffaele Fagioli della Lega Lombarda: «Con la mozione di sfiducia non vogliamo bloccare, bensì sbloccare la paralisi che sta colpendo il Comune di Saronno. Nel corso di questi 4 anni la maggioranza Airoldi ha perso i numeri della maggioranza. Tre assessori persi nei primi tre anni di amministrazione sono un bel primato. Fino ad arrivare al blocco del bilancio per via dell’allontanamento di altri consiglieri dalla maggioranza. Airoldi e la sua squadra oggi non riescono più a garantire i numeri e nemmeno a portare avanti l’attività amministrativa. E’ tempo che i cittadini scelgano una nuova amministrazione».

Evviva Zapata!

Il proseguo del consiglio, durante gli interventi e la dichiarazione di voto, diventa così uno sfogatoio, durante il quale i gruppi di minoranza hanno cantato il de profundis di un sindaco, che però continuerà a governare la città. Come e fino a quando, visto che i numeri sono tiratissimi, lo si vedrà solo nelle prossime settimane.

Gli oppositori, oltre che citare più volte Emiliano Zapata: «Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio»; hanno spiattellano l’incapacità di Airoldi nel tenere insieme i numeri della maggioranza, la mancata realizzazione del programma e anche le difficoltà di far funzionare a pieno regime la macchina comunale. Bordate pesantissime, davanti alle quali il primo cittadino è rimasto, a lungo, ad ascoltare seduto, impassibile e con le mani in tasca.

Il retroscena

A pochi minuti dall’inizio del consiglio comunale i Cinque stelle erano ormai a braccetto con i gruppi di opposizione. Oltre a Calderazzo, che si è accomodato proprio a fianco delle minoranze, in sala erano presenti anche gli esponenti provinciali Luigi Genoni e Uboldi. I quali hanno confermato il voto a favore della sfiducia. Duri e puri. E non importa se sul cellulare di uno dei due capataz è arrivato un messaggio da un alto esponente provinciale del Partito democratico in cui c’era scritto l’invito a rispondere al telefono. Perché? Per annunciare in anteprima l’esito della riunione di maggioranza. Notizia che ha poi trovato conferma nelle parole di Gilli e nella conseguente astensione di Calderazzo.

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