VARESE – La cifra è sorprendente nella sua tragicità: sono cento alla settimana le persone che, ancora oggi, muoiono in Italia a causa del Covid. Un dato di cui non abbiamo più consapevolezza dopo che il fenomeno, ormai da anni, è stato espulso dalla cronaca, ma che è stato ricordato dal professor Paolo Grossi, infettivologo dell’ospedale di Circolo, in un’intervista condotta da Gianni Spartà durante un incontro del Rotary Varese, quest’anno presieduto da Massimo Pozzi.
Chi colpisce il Covid
«Certo, stiamo parlando di persone fragili, già affette da altre patologie, ma il coronavirus come lo abbiamo drammaticamente conosciuto nel 2020, pur mutando continuamente, non ha affatto perso di virulenza. È il nostro corpo che, corazzato dai vaccini, sa ora rispondere molto meglio contro le sue insidie. Eccetto nei casi, purtroppo ancora presenti, in cui il fisico del paziente sia troppo ammalorato per reagire in modo adeguato», ha sottolineato lo stesso Grossi in una serata dove si è spaziato tra i molti ambiti del sapere scientifico sanitario di cui il docente dell’Università dell’Insubria è tra i massimi conoscitori a livello internazionale.
Ed ecco allora che si è approfondito il tema della prevenzione del rigetto nei casi di trapianto, con gli innumerevoli passi in avanti compiuti anche grazie alla sua équipe varesina, accreditati dalla letteratura scientifica a livello mondiale. E poi lo sguardo si è allargato all’affievolirsi del riconoscimento del ruolo medico nella nostra società, con i rischi collegati per la saluti di noi tutti.
Si è però parlato anche del ruolo crescente del privato nel sistema ospedaliero con le assicurazioni che stanno sempre più insinuandosi, col rischio di trasformare quello italiano in un modello vicino all’elvetico, dove la progressione dei costi è ormai intorno a un insostenibile 10% annuo in materia di assicurazione sanitaria obbligatoria per le famiglie del Canton Ticino.
Infine, un appello: «Vaccinatevi al più presto e tutti per l’influenza: è un presidio indispensabile – ha concluso Grossi -. Mi rivolgo in particolare ai colleghi medici: al momento, solo il 3% di noi lo ha fatto in Lombardia. Non possiamo mettere a rischio la salute dei nostri pazienti!».
