Mille giorni di guerra. Contro l’indifferenza

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In Ucraina sono mille giorni di guerra. E quanti morti? In Medio Oriente è più di un anno che si tirano bombe e si lanciano missili. E quanti morti? Abbiamo perso il conto, ma non per il fatto che non si conosca il numero delle vittime (parliamo in ragione di decine di migliaia!), semplicemente o, meglio, tragicamente, perché non ci badiamo. Abbiamo fatto l’abitudine alle notizie che tutti i giorni ci arrivano dai fronti di battaglia. Il disastro è umanitario, ma più ancora riguarda le nostre sensibilità e coscienze. Nemmeno vale la giustificazione che, noi, tutti noi, non possiamo farci niente. Che la guerra come la pace sono aspetti di stretta competenza dei governi, di coloro che comandano, dei politici, dei capi di Stato, dei presidenti, dei dittatori che non sentono ragioni se non le loro.

Così tiriamo avanti, come se a qualche centinaio di chilometri da qui non stesse accadendo nulla di nulla. Le immagini delle devastazioni e dei massacri passano nelle tv all’ora di cena, buttiamo un occhio, al massimo aggrottiamo la fronte in segno di disapprovazione, poi, giusto per ribadire, andiamo oltre. Certo, che cosa possiamo fare? Non abbiamo una risposta, distratti come siamo anche da polemiche forse montate ad arte per “parlar d’altro”. Prendiamo il termine “genocidio”. Il Papa ne fa cenno per la terribile situazione di Gaza. La risposta è piccata: ma quale genocidio? Appunto, quale genocidio rispetto alla strage di 40mila e più persone, molti dei quali bambini? Israele ha le sue ragioni dopo il vile, proditorio attacco terroristico di un anno fa. Ma, c’è un ma a dominare la faccenda. Non sarà genocidio, lì però si muore.

Come in Ucraina. Sulla Stampa, il giornale di Torino, Domenico Quirico, un editorialista che ne sa parecchio su questi temi, parla di “mille giorni di inutile guerra” e di calcolate bugie. Per concludere che a guadagnarci sono soltanto i fabbricanti di armi. Possiamo, anzi, dobbiamo credergli: se non fosse così, allora com’è? Motivazioni diverse nella regione dell’Est europeo invasa dai soldati di Putin rispetto a Gaza, al Libano e alla questione medio orientale dove Israele invoca il diritto alla difesa. Gli effetti sono uguali, ci sono noti, tragicamente noti: l’emergenza umanitaria è ora devastante. Salvo riflettere sulle conseguenze sociali ed economiche dei teatri di crisi sullo scacchiere mondiale e, soprattutto, per la debole Europa e l’ ancor più debole Italia.

Se anche, da semplici cittadini, volessimo contribuire alla distensione, non ne possediamo gli strumenti. Persino banale sottolinearlo. Di sicuro, non si può invocare la pace e poi andare in piazza a fomentare la violenza contro le forze dell’ordine, per accrescere il disorientamento dell’opinione pubblica. La reazione è su ben altri presupposti comportamentali, che prescindono dalle appartenenze ideologiche. Sarebbe già qualcosa se, per una volta, lasciassimo da parte le nostre meschinità, soprattutto quelle collettive della politica, per provare a combattere, questo sì, l’indifferenza.

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