VARESE – «Ho inventato tutto, quello che ho denunciato non era la verità». Sono arrivate in aula oggi, giovedì 21 novembre, davanti ai giudici del tribunale di Varese le parole che potrebbero portare all’assoluzione dell’imputato. A pronunciarle, nel corso di un esame reso a distanza dalla donna, oggi tornata in Tunisia, che nel 2023 aveva denunciato il marito per maltrattamenti ed è oggi parte lesa, insieme al nipote minorenne all’epoca dei fatti, nel procedimento che vede imputato il coniuge.
Le accuse ritrattate
Coniuge di fatto scagionato dalle parole della moglie anche se il procedimento (il reato è procedibile d’ufficio) dovrà arrivare a compimento e non può essere “archiviato” dopo quanto asserito dalla donna. Affermazioni che, tra l’altro, anche se in astratto potrebbero portare il coniuge a denunciarla per calunnia in caso di assoluzione.
La testimonianza del nipote
Il nipote dell’uomo, a sua volta sentito dal tribunale oggi, ha spiegato che all’epoca dei presunti maltrattamenti lo zio lo aveva sgridato ma mai picchiato. Il ragazzo ha inoltre asserito di aver assistito a dei litigi tra gli zii e di aver visto in un’occasione lo zio colpire la moglie ad un braccio. Anche in questo caso la testimonianza potrebbe venire letta pro reo. Il processo è stato quindi aggiornato a febbraio.
