Saronno, Marta Gilli presidente del consiglio. Airoldi trema ma resta in sella

Il sindaco Airoldi e Marta Gilli, con il “beffardo” cavaliere di Francesco Licata

SARONNO – Di padre in figlia. La presidenza del consiglio comunale di Saronno, non fosse per il teatrino andato in scena in queste settimane, si potrebbe definire una questione di famiglia. Di famiglia Gilli. E così, dopo quattro votazioni, a succedere a Pierluigi alla guida dell’assise civica saronnese è la figlia Marta. Che ha la meglio su Raffaele Fagioli, uomo bandiera di tutta la minoranza e che incassa in ogni votazione, rimanendo però inchiodato a quel numero: 10 preferenze. Marta Gilli vince con 12. E due bianche, che equivalgono ai colpi dei franchi tiratori della maggioranza. Ma andiamo con ordine nel raccontare una seduta, quella andata in scena questa sera (28 novembre) nella rinnovata Sala Vanelli, che avrebbe dovuto essere rovente ed invece è stata gelida (bastava guardare le facce) e soporifera. La dimostrazione è stato “l’applausino” della sala al momento dell’annuncio ufficiale.

Marta e Pierluigi Gilli

Lascia e raddoppia

Fuori un Gilli dentro un Gilli. A fare la differenza è il nome di battesimo. Anche se, il vecchio leone dalle movenze felpate, cuce un vestito che non fa una grinza, anche se la misura è giusta giusta. Calibrata al millimetro, verrebbe da dire. La vittoria della figlia Marta, Pierluigi Gilli, forse non l’ha pensata, ma di certo l’ha apparecchiata nel momento in cui ha dato le dimissioni da presidente del consiglio. Mossa che ha salvato capre e cavoli (sindaco e maggioranza) e che ha messo in buca il consigliere Cinque stelle, rimasto stritolato da un ticket politico risultato, con il passare dei giorni, valido come il biglietto dei vecchi bagarini fuori dallo stadio negli anni Ottanta.

E così, più il tempo passava più la possibilità di Calderazzo di farsi eleggere presidente dalla maggioranza si sgonfiava. Al punto che il pentastellato, a poche ore dal consiglio decisivo, si è chiamato fuori. Vacui anche i sogni di Francesco Licata, vicepresidente da una vita e presidente questa sera per una seduta. Il consigliere del PD, alla conta, già sapeva di non arrivare al traguardo. Normale, ma plateale, la delusione al momento dell’elezione di Marta Gilli: lui lascia il timone del consiglio, prende giacca e zaino e se ne va. Con la nuova presidente del consiglio che stava ancora concludendo il suo primo, timido, discorso di insediamento.

Intanto, sempre nei giorni passati, il nome di Marta Gilli, come possibile candidata ha preso a girare e a crescere. All’inizio proposta timida e poi unica, sulla quale i dem si sono arrovellati a lungo. Prima di dare retta alla ragione di Stato: “O la votiamo o andiamo a casa; e se andiamo a casa siamo davvero pronti per affrontare le prossime amministrative?”. Hanno votato Marta Gilli. Tutti. Tranne due (schede bianche a oltranza).

Il ballo del potere

Negli ultimi mesi il posizionamento politico di Marta Gilli è stato piuttosto ballerino. Prima indipendente, poi maggioranza, poi di nuovo indipendente, sostenitrice della mozione di sfiducia ad Airoldi e ora presidente del consiglio e salvifica nei confronti della maggioranza. Citando una canzone del Maestro di Ionia Franco Battiato: “Ti muovi sulla destra, poi sulla sinistra. Resti immobile sul centro, provi a fare un giro su te stesso…” (cit. da Il ballo del potere).

Chi ha fatto palo?

La minoranza ha avuto in mano la palla per chiudere la stagione Airoldi. Ma la vittoria non dipendeva esclusivamente dalla loro capacità di fare squadra. A partire dal fatto che degli 11 voti a disposizione ne è subito mancato uno: Fagioli, infatti, ha sempre incassato 10 preferenze fin dalla prima votazione. I sospetti, ma sono solo sospetti – lo ribadiamo – sul voto fuori sacco vanno tutti nella direzione del consigliere forzista, Agostino De Marco, assente in presenza e votante da remoto. Quel che è certo è che Fagioli e tutto il centrodestra, fino all’ultimo hanno sperato che i due voti ballerini cambiassero direzione e la storia nel segreto dell’urna. Non è successo e quindi, se fosse una partita di calcio il commento sarebbe: bel gioco, ordinato, pulito, ma la palla decisiva è finita contro al palo.

E ora?

Si va avanti con due certezze. La prima: Gilli – padre – è colui che ancora una volta ha dimostrato di maneggiare gli arnesi della politica (non quella pop, ma quella liturgica bella da vedere se sei un addetto ai lavori, difficile da capire se sei un cittadino) e di imbrigliare tutti coloro che, insieme al sindaco, intendevano pensionare pure lui. E la seconda è che Saronno vivrà un anno con un sindaco “travicello”, sempre più debole e sempre più al vento di una maggioranza che ha poca voglia di stare insieme, ma ancor meno di andare a casa in anticipo.

Finale a sorpresa

Il consiglio decide di discutere la variazione di bilancio. Seppur con qualche banco ormai vuoto. E dopo la presentazione a far capire che a ogni consiglio si suonerà la rumba è la minoranza compatta: i consiglieri si alzano, salutano, escono e fanno mancare il numero legale. Anzi no, perché Licata torna sui suoi passi entro i 30 minuti concessi e quindi la variazione si può votare. E passa con 12 voti a favore, 6 contrari e 5 astenuti.

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