In principio fu Arrigo Sacchi e la sua filosofia passò alla storia come il “sacchismo”. Neologismo che nel corso del tempo ha “trovato” altri allenatori: il “Cholo” Simeoni (Atletico Madrid) e Maurizio Sarri (Lazio). E altrettante declinazioni: il “cholismo” e il “sarrismo”. Questo nel calcio.
In politica, per la precisione a Villa Recalcati, dopo la maratona Bilancio di previsione, possiamo dire di aver assistito alla consacrazione del “magrinismo”, il cui interprete è il presidente Marco Magrini. Proviamo, sperando di rendere la stessa chiarezza con la quale si è concretizzata in sala consigliare, a mettere nero su bianco la pratica politica, anzi la politica pratica di un presidente che fa surf sull’onda del civismo spaziando da sinistra a destra. E, giusto per tornare al calcio, prendendo anche da un altro grande profeta della sfera di cuoio: quel Pep Guardiola, messia del tiki taka.
Marco Magrini, vince le ultime elezioni per il rinnovo del consiglio un po’ per la miopia di una parte del centrodestra e molto grazie al fiuto di mettere insieme diavolo e acqua santa. Ma senza dirlo in maniera esplicita. Gioca sul filo del fuori gioco: in politica però non c’è il Var e se arbitro non fischia non c’è fallo. E, infatti, lui vince e mette le basi di quella politica che qualcuno chiama “abile trasformismo” e che invece Magrini continua a definire «civica e senza steccati ideologici». E così si muove e si è sempre mosso. Giura amore al Partito Democratico, ma flirta con la Lega e cuce il centro. Per poi farsi perdonare la “fuitina” e invertire le parti: carota al Pd e bastone alla Lega. Con il gruppo civico ormai pacchetto di mischia del presidente.
E nella doppia seduta del bilancio? Straordinario.
Al momento della discussione delle mozioni presentate dalle minoranze, molti hanno avuto la sensazione di un cambio di maggioranza. Un dibattito che si è sviluppato sull’asse Lega – PD con i neo forzisti de La Provincia al centro a rintuzzare e tirare il freno a mano. E Magrini? Direttore d’orchestra nel far girare la sfera della discussione, nel sostenere le ragioni ora di Sergio Ghiringhelli, ora di Leslie Mulas. E non conta se poi alcune mozioni siano state segate, quel che resta è l’adesione morale di Magrini ai temi sostenuti dai consiglieri di minoranza. Rafforzati con astensioni dei centristi o (in alcuni casi) con voti a favore del PD. Ma qui si è ancora a centrocampo.
Il gol, ovvero la summa del “magrinismo” è arrivato all’ultimo punto (non all’ultimo minuto) all’ordine del giorno: il nuovo centro per l’impiego di Varese. Qui è Magrini a prendere il pallone e non lo molla più. Il presidente sa che sta “camminando” in equilibrio sulle uova e che basta una pressione di troppo per fare la frittata. E quindi punzecchia l’amministrazione a trazione PD di Palazzo Estense, a più riprese ma senza affondare il colpo. Esalta la capacità della Provincia di saper fare da traino dopo essere stata abbandonata in sostanza dal sindaco Davide Galimberti sul nuovo Cpi e dispensa zucchero filato e bon bon a Sergio Ghiringhelli, a Regione Lombardia e al ministro Giancarlo Giorgetti. In una parola alla Lega. Straordinario: anche i dem in consiglio, se potessero (ma di mezzo ci sono i “compagni” varesini) applaudirebbero il discorso di Magrini che sembra fatto di dribbling, tunnel e rabona. Risultato (e qui sta il gol): il diavolo e l’acqua santa votano all’unanimità.
In conclusione che cos’è il magrinismo?
E’ spacchettare, aggregare, mischiare le carte e pescare in maggioranza, ma anche tra le minoranze. E’ mettere sul tavolo il tema e poi costruire il consenso. E’ dare con due mani e poi togliere con una (ditelo a Sergio Ghiringhelli convinto – da Magrini – che le sue due mozioni sarebbero passate. In realtà ne è passata solo una), ma solo dopo aver portato a casa un risultato in cui tutti – anche Fratelli d’Italia – ci possono vedere una loro vittoria. E’ fare sentire a tutti la responsabilità di governare, sapendo però che alla fine il tiro che finisce nel sette è suo ed è sempre figlio del “magrinismo”. E’ essere consapevole che al momento non c’è alternativa. E’ giganteggiare su una politica che, destra sinistra centro, diciamolo, è da troppi anni vittima di un nanismo che tutti fingono di non vedere. Un po’ come la storia del Re nudo (Titolo: “I vestiti nuovi dell’imperatore”). Ma questa è una favola e in queste righe abbiamo parlato di calcio. Ma soprattutto di politica.
