Busto, codice rosso e comunicazione. La riflessione sulla violenza di Lampi Blu

BUSTO ARSIZIO – “La prepotenza, questa (s) sconosciuta”, violenza di genere e comunicazione, talvolta, errata o quanto meno non efficace. Tanti i temi affrontati nel corso dell’incontro promosso ieri, lunedì 17 febbraio, da Lampi Blu che ha visto la sede dell’associazione riempirsi completamente ben prima dell’inizio del dibattito.

Il dibattito

Una serata introdotta dal presidente di Lampi Blu, Paolo Macchi, e moderata da Matteo Inzaghi, direttore di Rete55 e vicepresidente dell’associazione che riunisce forze di polizia, forze del soccorso e cittadini, che ha visto al tavolo dei relatori l’avvocato Elisabetta Brusa, la dirigente della Squadra Mobile della Questura di Varese Giulia Mammola e lo scrittore Lorenzo Guzzetti.

Il codice rosso

Di violenza di genere si parla «spesso, continuamente, doverosamente», ha detto Inzaghi affidando poi una “ricognizione” normativa all’avvocato Brusa che ha spiegato come il così detto “codice rosso” abbia fornito nuovi strumenti, anche sul fronte civilistico, a chi combatte il fenomeno ma, soprattutto, alle vittime di violenza. «Che spesso e dolorosamente sono anche i bambini».

L’importanza della formazione

E se Guzzetti ha spiegato come nel suo romanzo “Si fa in due” ha cercato di fornire un punto di vista differente, la dottoressa Mammola ha affrontato, così come aveva già fatto Brusa in precedenza, il tema dell’importanza della formazione per gli operatori che si trovano faccia a faccia con le vittime. Una formazione che consenta la possibilità di aprire un canale di comunicazione libero, affinché la vittima possa raccontare quanto accaduto, quanto subito, sentendosi al sicuro. E’ questo il passo fondamentale affinché la giustizia possa procedere. Sempre Mammola ha poi spiegato come occorra essere preparati anche nel momento in cui si notifica l’atto, dall’arresto all’allontanamento, all’abusante. «Non può e non essere una semplice notifica – ha detto la dirigente – E’ necessario che il maltrattante comprenda che quel provvedimento è la conseguenza di azioni precise».

La corretta informazione

Sempre Inzaghi è tornato sul tema della comunicazione in relazione alla violenza di genere. Una comunicazione spesso simbolica e “concentrata”: dalle panchine rosse alle giornate dedicate. E se Brusa ha sferzato anche la stampa a fare di più «A non seguire l’onda polemica dei social sminuendo la pena davanti al fatto. Chi racconta questi episodi al grande pubblico deve spiegare, e anche con urgenza, che quella donna che ha denunciato, che ha spiegato come le è accaduto al poliziotto, all’avvocato, magari anche allo psicologo, dopo aver ripetuto in quell’aula di tribunale cosa le è accaduto, lì, proprio lì, ha trovato un giudice che ha compreso. Un giudice che ha condannato. Chi scrive deve sottolineare che quella vittima è stata risarcita per quanto subito. Le donne vittime di violenza devono sapere che denunciare serve, denunciare è necessario e che alla fine del percorso c’è giustizia per loro».

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