Quando Usa e Urss si sfidarono a scacchi

bianchessi spasky fischer
Boris Spassky e Bobby Fischer

di Federico Bianchessi

Non so se amate gli scacchi. E’ il mio gioco preferito, non sono un talento, anzi mi definirei mediocre. Per chi ne sa qualcosa, il mio livello medio ELO è sui 1200-1300, considerato basso – anche se soltanto il 10 per cento dei giocatori è oltre. Ma comunque, giocatore o no, la morte di Boris Spassky, avvenuta il 27 febbraio a Mosca, mi ha suscitato un vortice (in senso scacchistico, s’intende) di pensieri e ricordi. E qualche riflessione – riflessione: non opinione! Avevo sedici anni quell’estate del 1972, e l’evento sul quale si catalizzava l’attenzione del mondo, e anche la mia – tanto da farmi ricordare bene anche l’albergo, a Bormio, dove passavo quella vacanza, durante la quale quasi tutti alternavamo le passeggiate in montagna alle partite a scacchi – vedeva il campione russo (allora si diceva sovietico) sfidare per la prima volta un americano, Bobby Fischer.

Un serissimo giocatore della scuola tradizionalmente più agguerrita del pianeta contro un giovane 29enne un po’ svitato, genio e sregolatezza, pieno di complessi, forse per l’incertezza sulla paternità e per una madre spiata dall’Fbi come presunta spia sovietica. Ma il passato dell’uno e dell’altro non contarono più niente quando l’11 luglio nella capitale islandese Reykjavik si iniziò a giocare e l’americano perse stupidamente la prima partita. Perse anche la seconda, perché non si presentò. Spassky aspettò cinque minuti, poi si alzò e uscì. Un’ora dopo, gli assegnarono anche il secondo punto.

Yuri Breznev gongolava al Cremlino. Nixon badava ad altro, ma Henry Kissinger telefonò al ragazzo e gli chiarì quale partita stesse giocando. Non una partita tra bianchi e neri, ma tra rossi e blu, tra comunismo e democrazia, tra dittatura e libertà. Non era il ping-pong con cui si era sgelato il dialogo con la Cina. Era affrontare con cavalli e torri lo Zar dell’altra metà del mondo, dargli scacco matto, senza missili o bombe H, ma con l’intelligenza. Kissinger era un campione di scacchi in senso diverso, la sua specialità era il sacrificio a scopo tattico e strategico, e non aveva lezioni o suggerimenti da offrire a Fischer (a proposito, il suo Elo era 2785), ma seppe dare una spinta al ‘soldato’ Bobby.

Finì alla ventunesima partita, con la resa annunciata da Spassky per telefono all’arbitro, dopo una interruzione in una fase che vedeva già l’americano in netto vantaggio. Il trionfo fu enorme, la vittoria di Fischer sembrò dimostrare la superiorità dell’Occidente sul Blocco avversario, anche sul piano dell’intelligenza e non dell’intelligence. E anticipò di molti anni la caduta dell’Impero di Mosca. Non portò bene, in realtà, a Fischer, la cui stella cadde ben presto in disgrazia, tra problemi giudiziari e psichici, e che morì proprio nella città della sua gloria, Reykjavik, il 17 gennaio 2008.

Quel campionato rappresentò un momento singolare, teso ma divertente, nella storia altrimenti truce della Guerra Fredda tra Usa e Urss. Che fredda fu soltanto in parte, perché combattuta in modo alquanto rovente sulle frontiere più diverse, dalla Corea al Vietnam, da Budapest a Praga, per non parlare di Berlino. E anche dell’Italia, dove non c’era un ‘muro’ ma i confini tra Nato e Patto di Varsavia passavano nelle case, nelle famiglie, oltre che nei partiti. Bombe, napalm, carrarmati, test atomici, attentati. La scomparsa dell’ultimo protagonista della sfida di quell’estate di cinquantatré anni fa coincide con lo sbalorditivo capottamento della scacchiera al quale stiamo assistendo.

Un Re americano e uno Zar russo al posto della Regina, il pezzo più potente, giocano assieme contro il pedone ucraino. Gli altri pezzi, confusamente, cercano una loro tattica, in assenza di qualsiasi strategia. Bisogna stare attenti. Perché anche ora il mondo degli scacchi ci indica qualcosa. Campione del mondo, l’anno scorso, in Canada, è diventato il Grande Maestro indiano Gukesh: ha battuto un cinese, Ding Liren. Non significa niente, però…

bianchessi spassky fischer – MALPENSA24

 

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