Data per morta assieme al suo fondatore, Forza Italia sembra invece viva più che mai. Una vivacità che sconfina nell’esuberanza, in un vitalismo sopra le righe che, perlomeno in provincia di Varese, dà ai suoi iscritti una carica esagerata, tanto da inficiare i rapporti interni. Per dirla in chiaro, tutti vogliono comandare e, di conseguenza, gestire le dinamiche politiche. Non solo, l’interesse suscitato da molti dei fuoriusciti ora rientranti o, comunque, desiderosi di rientrare nei ranghi, costituisce un motivo in più di agitazione. Ne consegue un magma informe, come a Gallarate; così il partito finisce per implodere per autolesionismo.
Gallarate, appunto. Il congresso cittadino in programma domenica 16 è stato rinviato di due settimane per l’incompatibilità di carattere tra Nicola Mucci, ex sindaco peperino ma con una storia politica che altri non possono vantare, e Rocco Longobardi, approdato a Forza Italia dalla sua lista civica per riempire il vuoto elettorale dei berlusconiani di tre anni fa e, ora, avversario della “corrente” di Mucci. Un braccio di ferro che impedisce lo sbocco unitario e che non fa bene ai forzisti, nonostante abbiano raccolto, tra l’uno e l’altro, ben 400 e più tessere, con le quali combattere la lotta fratricida per la segreteria. Adesioni indotte, molte delle quali prive di una vera opinione partecipativa, piuttosto da accreditare al fitto lavoro di convincimento dei due referenti e delle loro squadre.
Risultato, il caos. Dentro il quale hanno calato la longa manus i capataz regionali, da Alessandro Sorte a Letizia Moratti, per approdare, guarda un po’, al loro prestigioso sodale Marco Reguzzoni, bustocco che naviga in acque milanesi ma che non disdegna di remare anche nella sua provincia. E nella sua Busto Arsizio, altra città dove Forza Italia si dà bastonate sui cosiddetti, tipo Tafazzi, in vista di un congresso che, un’altra volta, verrà giocato sul numero delle tessere delle due componenti in gara. Con la minaccia del capogruppo Orazio Tallarida e della presidente del consiglio comunale Laura Rogora di trasferirsi in Fratelli d’Italia se mai dovessero perdere il congresso, o forse anche a prescindere. Un po’ come dire: con voi non gioco più, porto via la palla. Un afflato di coscienza politica del dentro e fuori che, sempre a Busto, caratterizza addirittura i rappresentanti dell’Italia c’è, la componente del saronnese Gianfranco Librandi, a cui aderisce Gigi Farioli, anch’egli reduce dall’esperienza di primo cittadino e antagonista di Emanuele Antonelli alle ultime elezioni. Antagonista pentito, ci verrebbe da dire alla luce delle insistenti voci che lo vogliono, assieme ad altri consiglieri d’opposizione, pronto a passare in maggioranza attraverso l’adesione a Forza Italia.
Un mischione straordinario di pensieri e parole sublimate a Saronno dove i berlusconiani lanciano ben tre possibili candidati alla carica di primo cittadino (si vota a maggio). Tre, numero perfetto per una tempesta perfetta che vede in campo Giuseppe Anselmo, Maria Assunta Miglino e Rienzo Azzi. Sopra a loro aleggia l’ombra di Librandi, campione dei trasformismi in corsa, ora alleato forzista, attivo, ci dicono, in Campania. Con quale obiettivo rispetto alle esigenze politiche saronnesi? Non si capisce.
Senza dimenticare infine il capoluogo. Lì, nella placida Varese si contendono lo scettro forzista Giuseppe Basile e Salvatore Leggio, pronti alla battaglia congressuale in barba all’esortazione degli alti emisferi celesti di trovare un solo candidato e, quindi, l’unità. Volessimo continuare a raccontare dissapori, riposizionamenti, sgambetti, conferme e smentite potremmo girare per tutta la provincia. Qui si distendono le due grandi correnti forziste della Lombardia, targate Letizia Moratti e Massimiliano Salini. In verità, a quanto risulta, non conflittuali come nel Varesotto. Ma sempre sul chi va là di fronte a quanto accade sul territorio, con una Forza Italia viva e vegeta. Pure troppo.
forza italia provincia varese – MALPENSA24
