di Massimo Lodi
Mah, sì, forse ho sbagliato. Nel dubbio, mi scuso. Ecco una dimostrazione non di forza, e invece di fortezza. Virtù cardinale raramente praticata, anche da quanti ci si aspetterebbe che la praticassero, confermando il loro alto livello. Quando non succede, avanza la delusione. Che peccato.
Per esempio 1. Prodi, di cui non v’è dubbio circa statura politica e morale, giorni fa s’innervosisce alla domanda d’una giornalista di Retequattro. Lei gli chiede del Manifesto di Ventotene, del suo contenuto libertario/rivoluzionario, di come l’ha giudicato la Meloni, del resto che vi ha fatto seguito. Lui s’inalbera e nella foga del rispondere pare tirar la chioma dell’intervistatrice. Monta il caso, c’è l’artifizio dialettico di venirne fuori con semplicità, comunque sia andata. Macché. Ai lamenti dell’una non corrisponde un “mi dolgo a prescindere” dell’altro. A prescindere dall’ondeggìo della ciocca, perché la reazione poteva/doveva assumere un diverso tono. Boh.
Per esempio 2. Bertinotti, del quale si conosce il passato di radicalismo democratico-proletario, afferma durante una trasmissione di La7 che avrebbe lanciato un libro alla Meloni, se fosse stato presente a Montecitorio mentre la premier sprezzava alcuni aspetti del Manifesto di Ventotene, non riconoscendosi nell’Europa di Spinelli, Rossi, Colorni. Monta anche stavolta il caso, e idem-facile ne risulterebbe lo sgonfiamento, favorito da due parole d’azzeccata/persuasa diplomazia. Allorché le spade della politica, e figuriamoci poi dell’ideologia, s’incrociano, la scintilla di troppo può accendersi. E bisogna spegnerla rimettendo nel fodero l’ardore, la veemenza, l’esagerazione. Non succede. Boh.
Eppure è anche su questi piccoli fondamentali che si basa il confronto in una società convintamente liberale, tollerante, aperta alle idee/ai comportamenti meno condivisibili. Non c’è bisogno di scomodare il solito Voltaire a dimostrazione dell’assunto che anche il tuo avversario più tenace/sgradito rivendica una sua inviolabilità etica/comportamentale perfino quando l’inconciliabilità dei punti di vista sembrerebbe negarla. Sembrerebbe, però non è così. E del resto i primi a saperlo, avendolo spesso insegnato, sono Prodi e Bertinotti, un ex presidente del Consiglio, un ex presidente della Camera. Pure i maestri talvolta scendono dalla cattedra, prendendo capello. O dando l’impressione di volerlo prendere.
