Stupratori, bastardi senza gloria

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Nell’ultimo fine settimana, l’eurodeputata bustocca Isabella Tovaglieri ha subito un furto sulla sua auto posteggiata in centro a Milano. Episodio che le ha fatto puntare il dito sulla mancanza di sicurezza nel capoluogo regionale: “Questa è la Milano del sindaco Sala” ha dichiarato girandola in politica. Che la metropoli lombarda sia sotto assedio di una certa malavita è cosa risaputa e per nulla rasserenante. Ma che la colpa sia in esclusiva del primo cittadino e dell’amministrazione di sinistra è un’accusa che, appunto, serve ai politici per delegittimare gli avversari su uno dei temi, la sicurezza, più sensibile per l’opinione pubblica.

Allo stesso modo, dopo l’inquietante stupro di una 14enne ad opera di uno straniero a Busto Arsizio, potremmo ripetere: “Questa è la Busto Arsizio di Antonelli”. Che non sia così è scontato: il sindaco di Palazzo Gilardoni, esponente del centrodestra, non ha responsabilità su un fatto tanto grave quanto inaccettabile. Come non si possono addebitare né a lui né ai suoi assessori le reiterate aggressioni tra gruppi di giovani nel centro cittadino. Ci mancherebbe. Al contrario, per quanto è dato sapere, l’esecutivo bustocco cerca in qualche modo e come può di arginare i fenomeni che agitano e, come per lo stupro di cui sopra, scuotono la popolazione.

Sappiamo però che una giunta civica non ha gli strumenti operativi e soprattutto istituzionali per intervenire oltre certi limiti di legge. Il problema è demandato quasi in toto ad altri enti, che dovrebbero essere super partes e operare in funzione della prevenzione e della eventuale repressione dei reati. La questione è complessa, richiama aspetti sociali, educativi ed etici che vanno oltre l’azione amministrativa, giudiziaria e politica. Ed è di facile strumentalizzazione rispetto alla presenza di stranieri, molti clandestini indotti a delinquere da una serie di motivi in contrasto con la normale convivenza di una comunità. Non c’è dubbio, l’immigrazione va limitata e, per quanto possibile, va gestita: non è più un’emergenza, è un problema strutturale. Ognuno ha una propria proposta d’intervento, da quelle più drastiche a quelle più permissive, dalla chiusura dei porti a norme lasche di integrazione a cominciare dall’assenza della certezza della pena (vedi il caso dello stupratore seriale di Mestre lasciato libero di colpire). Ma non si può fare di ogni erba un fascio.

Secondo i dati del Viminale, non è del tutto vero che in Italia ci sia un’incidenza maggiore dei reati di violenza sessuale da parte di persone immigrate. Il femminicida e lo stupratore, come si dice, spesso hanno le chiavi di casa, sono congiunti diretti. Bastano i nomi di Alessandro Impagnatiello e Filippo Turetta per rammentare delitti efferati compiuti da italiani. Ciò non giustifica affatto lo stupro del delinquente che ha usato violenza su una ragazzina a Busto Arsizio. Ciò che vogliamo dire è che, sempre secondo il ministero dell’Interno, lo scorso anno per quanto riguarda i femminicidi, nel 75 per cento dei casi gli autori sono italiani e per lo più – 84 per cento  – a uccidere è il partner o l’ex. Percentuale che però cambia se prendiamo in esame le sole violenze sessuali:  nel 56 per cento dei casi a commetterli sono italiani, il restante 44 per cento porta la firma di stranieri.

Detto questo, chi invoca la linea giustizialista e forcaiola non sempre ha torto o esagera. Ci sono situazioni e episodi che mettono a dura prova la comprensione e la compassione. Per i bastardi senza gloria, violentatori, pedofili, autori di femminicidi e di reati inenarrabili e odiosi c’è soltanto la galera e buttar via la chiave. Per gli stranieri come per gli italiani.

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