Femminicidio Samarate, l’addio a Teresa Stabile: «Era una morte annunciata»

SAMARATE – La chiesa parrocchiale di Samarate ha iniziato a riempirsi ben prima delle 15 di oggi, mercoledì 23 aprile, quando è iniziato il Rosario che precede i funerali di Teresa Stabile, 55 anni, vittima di femminicidio, accoltellata a morte dal marito Vincenzo Gerardi, 57 anni, esattamente una settimana fa. E sul sagrato è stato posizionato accanto ai fiori un cestino colmo di nastri rossi, simbolo della lotta alla violenza di genere.

Anche Nicolò Maja per l’ultimo saluto a Teresa

Tra i presenti in chiesa anche Nicolò Maja, unico sopravvissuto alla strage di Samarate del 2022 quando suo padre Alessandro uccise a martellate la moglie Stefania Pivetta e la figlia Giulia di soli 16 anni: «Non potevo non essere qui oggi».

Un dolore privato

I famigliari della donna, la sorella, i due figli, in tutti questi giorni sono rimasti composti in un silenzio carico di dolore e dignità davanti ad un lutto impareggiabile. Anche le esequie si svolgono in forma privata con la chiesa chiusa a telecamere e fotografi in una volontà di privacy che sottolinea la necessità di raccoglimento per l’ultimo saluto a Teresa. I famigliari hanno dato un unica indicazione che è però un segnale fortissimo. Chiunque voglia ricordare Teresa può fare una donazione alla Fondazione Giulia Cecchettin sostenendo l’impegno nel promuovere una cultura capace di battere (o abbattere) la violenza di genere e all’IRCCS, l’Istituto di ricerca per i tumori di Milano.

La chiesa parrocchiale oggi è gremita. A testimoniare la volontà dell’intera comunità, non solo di essere al fianco dei famigliari della 55enne ma di voler essere in prima linea nel voler portare avanti la cultura del rispetto.

La speranza e il male dell’uomo

«Siamo qui atterriti davanti al male che alberga negli uomini. Lo sguardo torni alla Pasqua, torni alla resurrezione di Cristo. Perché il male esiste ma esiste anche la speranza. La speranza che ci toglie una croce così pesante da schiacciarci. Teresa adesso è in pace nel cuore di Dio. Resta l’amore donato e ricevuto». Queste le parole del parroco di Samarate don Nicola Ippolito durante l’omelia.

Basta violenza sulle donne

Al termine della funzione Maria Grazia, la zia di Teresa, ha condiviso con tutti una riflessione. Una riflessione che arriva come uno schiaffo necessario a scuotere, a far riprendere il controllo e a guardare le cose con lucidità. Nella speranza che qualcosa cambi. Anche nel nome di Teresa.

Ecco alcuni passaggi

Era una morte annunciata quella che ci ha rubato Teresa che ha spento per sempre il suo sorriso, diventato più raro, ma sempre così bello! Ed era bella Teresa, bella fuori e bella dentro, buona convinta che con la pazienza e la dedizione le persone possano cambiare, per 30 anni ha cercato di spiegare che amare non è essere padroni della vita altrui. Forse non ci credeva più ma ha creato intorno ai suoi figli una parvenza di normalità… concentrata su di loro. No, i Vincenzo non cambiano, perché loro sono giusti. Giusti, non sono mostri, sono tessitori di castelli di carta, poggiano sul loro ego le fondamenta, malati di narcisismo e possesso, che tarla le loro mente. Creano gorghi di solitudine, di annientamento di sé

Teresa non ha rincorso un amore nuovo, non ha tradito la promessa matrimoniale davanti a Dio, ma ha preteso di essere libera: libera di lavorare, di avere opinioni proprie, di ricominciare a coltivare sogni e libera di sorridere. Ma loro, gli omuncoli Narciso, tutti uguali, non possono concepire che qualcuno mandi all’aria il loro regno, la loro immagine sociale, che con una alzata di capo lei faccia crollare il castello di carte. Sola con un carico di minacce, frustrazioni, umiliazioni, sola perché anche con noi non urlava il suo strazio ma lo lasciava intuire… il nostro silenzio, la discrezione… il patriarcato è anche la paura del giudizio.

Teresa non è morta per mano di una creatura aliena, ma come dice Elena Cecchettin, di un figlio sano del patriarcato. Le donne chiedono che le mani assassine vengano fermate prima, che non siano sempre solo le donne che debbano grattare alle porte dei commissariati per sentirsi dire domani è un altro giorno… ci pensi bene…il bravo ragazzo soffre, le vuole bene o debbano seppur palesemente vittime nascondersi, annientarsi, lasciare alle spalle la loro vita e sparire!

Ai segni di deragliamento emotivo, alle minacce, allo stalking, di questi bravi ragazzi le istituzioni dovrebbero correre in loro aiuto, sì, aiutare i bravi ragazzi proteggendoli da loro stessi, dalla loro psiche, rieducandoli se possibile all’affettività, scardinando il marcio nelle loro menti. Accompagnandoli in un percorso salvifico e mettendoli in condizioni di non nuocere… salvate loro! Noi se non ci ammazzano ci proteggeremmo da sole.
Teresa non tornerà più, non abbiamo saputo proteggerla, l’amore della sua famiglia non è bastato. Coltiviamo la gentilezza e il rispetto, la dignità e l’altruismo, come ha fatto quel giovane che sotto la pioggia non ha voltato il capo dall’altra parte, grazie a lui e a tutte le brave persone che con noi piangono Teresa e ne hanno commemorato la memoria. Grazie a chi ancora vuole credere, al di sopra della realtà, che un mondo migliore sarà possibile.

Parole che sono state accolte da un applauso, così come un applauso ha salutato l’uscita del feretro di Teresa dalla chiesa

 

Samarate, una donazione alla Fondazione Giulia Cecchettin per ricordare Teresa

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