La Sanità che non ci piace

regione tac sanità

La salute è un diritto. La Sanità privata può stabilire un costo, una tariffa, a questo diritto. La Sanità pubblica, no. O, quanto meno, non dovrebbe stabilirne. Ma siamo in Italia, un Paese che, a parole, garantisce tutto a tutti, poi nella realtà qualcuno ha più garanzie di altri, in perfetta sintesi orwelliana. Situazioni purtroppo note a moltissimi cittadini che, bisognosi di una visita, di una cura, di un esame, sono costretti a mettere mano al portafoglio per accorciare i tempi d’attesa. Questione che si aggrava quando in gioco ci sono istituti privati accreditati, cioè ospedali o cliniche appunto gestite da privati che ricevono contributi pubblici, quasi sempre milionari.

Vecchio problema, si dirà. Mai affrontato abbastanza e con vero impegno, sia sul versante delle soluzioni sia per quanto attiene l’aspetto etico di certe procedure che, anche nella Lombardia delle eccellenze sanitarie, sembrano prevalere rispetto alla necessità di correttezza. Gli esempi? Mille e più di mille, decine di migliaia, insomma, all’infinito. Per spiegarci ne basta uno.

Un paziente affetto da una patologia cardiologica si rivolge a un prestigioso ospedale accreditato di Milano, cioè un istituto privato che riceve fondi dalla Regione e dallo Stato. Il medico che lo visita gli prescrive una Tac cardiaca urgente, da effettuarsi con gli strumenti diagnostici di quello stesso ospedale, considerati i più affidabili per questo genere di controlli. Tutto bene, ma anche no. Al Cup, al quale si rivolge il nostro paziente per prenotare il controllo diagnostico, gli annunciano che l’urgenza disposta dal cardiologo si rivela una beffa: primo posto disponibile forse tra un anno e mezzo, nel secondo semestre del 2026, quando si riapriranno le agende.

Se però paga, Tac cardiaca possibile entro una settimana. 890 euro il costo, sul quale non c’è da discutere. Perlomeno, non è questo il punto attuale di interesse. Che invece riguarda l’organizzazione dell’ospedale in questione. Con una domanda di fondo che sorge spontanea: se gli strumenti diagnostici per il Servizio sanitario nazionale si renderanno di nuovo disponibili tra parecchi mesi, visto l’alto numero delle prestazioni già prenotate, com’è possibile che le stesse “macchine” si liberino davanti al cittadino che sborsa di tasca propria? L’urgenza, si suppone, sottende un pericolo più o meno imminente per la salute, da accertare al più presto, di fronte al quale non ci sono scuse. Se si trova spazio per chi paga, come mai non c’è posto per un’urgenza ugualmente remunerata con i soldi di tutti?

Com’è strutturata la diagnostica di quell’istituto sanitario, chi la governa e in che modo? E qual è l’uso dei soldi pubblici che non garantiscono nemmeno le urgenze? Sono quesiti persino ovvi, ai quali non troveremo facilmente una risposta da parte degli organismi interessati, a cominciare dalla Regione alla quale compete la gestione della Sanità lombarda, Regione che spende il 70 per cento del suo bilancio soltanto per garantire la salute dei cittadini. Una cifra monstre: 22 miliardi di euro nel 2024. Ma non ci sono i (pochi) soldi per garantire una Tac urgente a un paziente di un ospedale privato accreditato che riceve una consistente fetta di quei 22 miliardi. Che la prima da curare sia davvero la Sanità lombarda?

sanità tac regione – MALPENSA24
Visited 813 times, 1 visit(s) today