Omicidio-suicidio Angera, i figli dagli inquirenti: aveva paura di perdere la moglie

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ANGERA – «Non chiamatelo femminicidio». E in effetti quanto accaduto ieri, lunedì 16 giugno, nel reparto subacuti dell’ospedale Ondoli di Angera non lo è. Non lo è perché il femminicidio oggi, che è reato autonomo, ha delle connotazioni normative ben specifiche che nulla hanno a che vedere con quanto accaduto. Giuseppe Rizzotti, 91 anni, ha sparato alla testa della moglie Anna Adele Castoldi, 86 anni, ricoverata in ospedale, uccidendola, salvo poi rivolgere l’arma contro se stesso togliendosi la vita.

Paura di perdere la compagna di una vita

Tra i due c’erano oltre 50 anni d’unione, 50 anni d’amore, di complicità, due figli, Marco e Achille, e l’insopportabile paura del 91enne di perdere la compagna di una vita. Tanto da lasciarle un mazzetto di Stelle Alpine prima di compiere la tragedia. Che possa essere stata questa paura ad armare la mano di Rizzotti i figli della coppia lo hanno anche riferito agli inquirenti. Ovviamente non c’era stata nessuna avvisaglia. Nulla che potesse far presagire la tragedia.

Non chiamatelo femminicidio

Quella che a Cuasso condivideva la vita da decenni era una coppia unita. Non un litigio, fatto salvo quelli ordinari di cui nessuna ha traccia così come accade per ogni bisticcio che rientra nell’alveo di ogni matrimonio, tantomeno nessun passato di ombre. Una bella famiglia con i figli, uno dei quali viveva nella stessa palazzina di Cuasso al Monte dei genitori, che accudivano mamma e papà. Anna Adele era prossima alla dimissione dall’ospedale, ma forse la paura di perderla è stata troppa e Rizzotti ha deciso per entrambi quando è stato il momento di andarsene.

Pronti all’ascolto

I figli della coppia, che non hanno mai avuto avvisaglie che qualcosa non andasse, sono comprensibilmente chiusi in un doloroso silenzio. «Ho provato a contattarli – spiega il sindaco di Cuasso Eleonora Bonora – Non è questo il momento ed è comprensibile. I famigliari sanno che tutta la comunità è a loro disposizione qualora ne avranno necessità. Sì, il giorno delle esequie sarà lutto cittadino. Una persona è stata uccisa ed è giusto che questa tragedia vada rispettata. Domani, mercoledì, parlerò agli anziani del paese. Li voglio incontrare nel centro diurno, voglio ribadire loro che esiste sempre una via d’uscita da situazioni che possono anche sembrare difficili», conclude la sindaca ribadendo quella necessità di ascolto che deve essere a disposizione di tutti.

Il giallo della pistola

In attesa dell’autopsia le indagini si concentrano adesso sulla pistola utilizzata da Rizzotti per uccidere la moglie e se stesso. Un’arma piccola, una Beretta calibro 22, con matricola non abrasa, immatricolata nel 1950, che l’anziano, sprovvisto di qualsiasi porto d’armi così come i famigliari, potrebbe aver pescato chissà dove. E magari chissà quando. Gli inquirenti non escludono di dover tornare indietro negli anni, anche con un’indagine cartolare, per poter ricostruire i vari passaggi di cui l’arma è stata protagonista.

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