LEGNANO – Botta e risposta tra FIALS (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità) Laghi e Ovest Milanese e l’Asst Ovest Milanese sulle condizioni in cui versa il reparto di psichiatria dell’ospedale di Legnano e, più in generale, l’intero Dipartimento di Salute Mentale.
Condizioni inaccettabili
In una nota, la FIALS ha denunciato le “condizioni inaccettabili” in cui si trovano gli operatori: organici insufficienti, turni massacranti, ferie non godute, aggressioni al personale, comunità terapeutiche territoriali ancora chiuse. Il sindacato ha chiesto il reintegro del personale mancante, un piano straordinario per il rilancio della psichiatria territoriale e ospedaliera e l’apertura urgente di un tavolo di confronto con la Direzione dell’Azienda e Regione Lombardia.
Denunce infondate
La replica dell’Asst, affidata al direttore socio sanitario Giovanni Guizzetti e al direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Giorgio Bianconi, ha bollato le denunce come “totalmente infondate”, rivendicando azioni già avviate: il ritorno a 16 posti letto nel reparto per acuti (SPDC), l’assunzione di medici, la trasformazione della neuropsichiatria in struttura complessa, l’introduzione dello “psicologo di comunità”.
La Fials non ci sta
«Abbiamo letto con stupore e amarezza la risposta dell’Asst», dichiara Salvatore Santo, segretario territoriale FIALS Laghi e Ovest Milanese. «Stupore e amarezza sono però i sentimenti quotidiani di tanti operatori del Dipartimento di Salute Mentale, che da anni attendono ascolto e rispetto. Professionisti che continuano a garantire servizi fondamentali in condizioni insostenibili, e che oggi si vedono persino accusati di mistificare la realtà».
Non basta
La FIALS ricorda che già nel 2021, di fronte alla chiusura delle Comunità Protette CP1 e CP2 di Parabiago (40 posti letto), aveva chiesto – senza essere ascoltata – di mantenere il personale nel Dipartimento di Salute Mentale o quantomeno nell’ambito territoriale. La richiesta era semplice: non disperdere le competenze in vista della riapertura delle strutture. Tre anni dopo, quelle comunità sono ancora chiuse. E molti pazienti, nel frattempo, sono rimasti a carico delle famiglie.
Nel reparto ospedaliero per acuti, intanto, la situazione non migliora: turni saltati, straordinari accumulati, ferie non godute e un incremento degli infortuni sul lavoro. Le risposte dell’Azienda – riconosce il sindacato – indicano alcuni passi nella giusta direzione, ma non rispondono alle questioni di fondo.
«Apprezziamo le assunzioni di medici e il potenziamento della neuropsichiatria – aggiunge Santo – ma non basta. A fronte delle nostre domande, l’Asst ha preferito autocelebrarsi piuttosto che entrare nel merito. Noi invece continuiamo a chiedere chiarezza su questioni precise».
I nodi rimasti irrisolti
- I 40 posti letto delle Comunità Psichiatriche territoriali saranno effettivamente riaperti a settembre? Con quale personale?
- È vero o no che, per tre anni, i pazienti sono stati lasciati a carico delle famiglie?
- Se nel 2021 il numero di posti letto nel reparto SPDC fu ridotto da 16 a 10 e furono tagliate 5 unità di personale, perché ora che i posti letto sono tornati a 16 gli operatori non sono stati reintegrati?
- È vero o no che il personale del reparto per acuti è costretto a frequenti salti di riposo, ore di straordinario non retribuite, ferie tagliate di una settimana per garantire il servizio estivo?
- È vero o no che gli infortuni tra gli operatori sono aumentati?
- L’attuale organico – 11 infermieri (di cui 2 part-time) e 7 OSS – è sufficiente per garantire un’assistenza adeguata in un SPDC da 16 posti letto?
Ricordiamo che il Decreto Fabbisogni Stato-Regioni del 21 dicembre 2024 prevede uno standard minimo di 17,5 infermieri e 5,7 OSS.
«Abbiamo a cuore il bene della sanità pubblica, il diritto alla cura e il rispetto per chi lavora con professionalità e sacrificio», conclude Santo. «Siamo sempre disponibili al dialogo, ma non accetteremo che vengano screditate rivendicazioni legittime e fondate su fatti. Ora più che mai serve un confronto vero, non propaganda. E serve subito l’apertura di un tavolo con la Direzione dell’ASST e Regione Lombardia. La salute mentale non può più aspettare».
