di Massimo Lodi
Salvini lancia la lista Zaia per le regionali del Veneto. Un claim indispensabile. Perché Zaia, impedito a candidarsi nella Lega causa divieto da terzo mandato, non intende ritirarsi. La lista personale -di cui sarà leader un suo ventriloquo, in beffa alla legge- se l’è già lanciata da solo, tempo fa. Otterrà un risultato brillante, obbligando il centrodestra a farvi i conti; pesando sulla scelta del futuro doge; aprendo i giochi per il domani di sé stesso e della Lombardia.
1) Il domani di sé stesso. Zaia potrebbe ricoprire qualunque ruolo nel prossimo futuro. Del parlamentare (alquanto riduttivo), del capo d’una partecipata di Stato tipo l’Eni (beh, insomma), naturalmente del ministro in caso di rimpasto voluto dalla Meloni o comunque di nuovo giro governativo dopo il voto del ‘27 o il voto anticipato (interessante, accidenti. Molto interessante). Salvini si presume sia favorevole a ogni soluzione, pur di tenersi il Veneto con l’appoggio di Zaia. Gongola uguale gondola, cavalcando la momentanea onda.
2) Il domani della Lombardia. Giorgia in cambio del sì all’operazione chiede -trattasi di più d’una voce: dell’ohilà, svegliatevi amici- la candidatura d’un suo prescelto al Pirellone, chiusa l’epoca Fontana. E qui, al momento decisivo, s’immaginano (le forche del destino) ambasce mica da ridere per Salvini. Va bene puntare tutto, o quasi tutto, sul mega-viadotto sudista, però accettare il passo indietro proprio nel cuore generativo e pulsante del leghismo a vantaggio di Fratelli d’Italia significherebbe gonfiare la protesta-local. Dunque l’uovo Zaia oggi rischia di spennare la gallina padana domani.
D’altra parte la politique politicienne vive ormai non di pianificazioni, ma d’improvvisazioni. Tutto cambia in fretta, meglio saltare sul treno che passa piuttosto che aspettare il treno forse/chissà destinato a non passare più. Orienta all’opportunismo osée anche l’incertezza greve della situazione internazionale, militare ed economica. Frega poco (sembra fregar poco) che l’opzione del prendi e vai avanti rechi in nuce conseguenze imprevedibili ed esiziali: per esempio, nella scelta dí Salvini, l’eventuale chance offerta a Zaia nella prospettiva non così sfumata di puntare alla segreteria del Carroccio.
Un rango-top cui i post Serenissimi aspirano fin dall’epoca della Liga, e che solo il ruvido carisma del Bossi da epoca d’oro riuscì a preservare per sé e quanti gli succedettero. Dinastia alla quale Salvini apparteneva, ma adesso boh. Il ponte col passato sembra aver ceduto la precedenza al Ponte sul futuro. E quatto quatto Zaia potrebbe giovarsene, vendendo bene il suo articolo propagandistico, da esperto Mercante di Venezia. In laguna, fin da prima di Shakespeare, sanno come barcamenarsi. Sotto i ponti, oltre che sopra. Sciao, neh. Ovvero: ciaone.
