Saiz: “La Vuelta si vince nella prima settimana. Vingegaard? Si può battere”

Manolo Saiz Vuelta Ayuso Vingegaard -
Manolo Saiz

Sentendo i pronostici pare che il danese Jonas Vingegaard abbia vinto la Vuelta ancora prima di partire. Ma sarà proprio così? Lo abbiamo chiesto a un gigante del ciclismo spagnolo e mondiale, Manolo Saiz. I suoi atleti hanno conquisto la corsa spagnola sette volte.

Manolo, allora possiamo andare direttamente a Madrid?
“Questa è l’opinione diffusa che circola sui social media. In realtà non è così. Chi conosce bene il ciclismo sa che possono subentrare numerosi fattori che possono ribaltare l’ordine delle cose. Nessuno può garantire la vittoria. Che Vingegaard sia forse il miglior corridore alla partenza della Vuelta a España? Certo. Ma ovviamente per affermare questo diamo per scontato che sia allo stesso livello del Tour de France. E questo è molto difficile”.

Come si corre la Vuelta per provare a vincerla? Dato che non c’è Pogacar lo svolgimento tattico credo cambierà molto.
“Ho sempre detto che la Vuelta a España ha un fattore molto importante. Si vince la prima settimana e non si deve perdere nelle successive”.

Opinione interessante: perché si vince nella prima settimana? Ti riferisci a questa edizione o in generale?
“Sempre! Questo perché i corridori arrivano alla Vuelta a España in un giorno di riposo, dopo un brutto agosto di criterium. Quindi, per esempio, ho sempre detto loro la stessa cosa. Alla partenza si presentano corridori che arrivano da un lungo periodo senza correre oppure da settimane dove sono stati impegnati essenzialmente nei criterium. Molti corridori si presentano al via con dubbi sulla loro condizione e questi, lo dicevo sempre ai miei corridori, vanno tolti subito dall’equazione della vittoria. Vanno staccati subito. Per vincere la Vuelta devi pensarci e puntarla dal primo metro. Questa è una cosa da tenere bene a mente. Ancora di più in una Vuelta dove ci sono montagne da subito. Se una squadra fa un bel lavoro, certo di gran sacrificio, sentenzia subito la Vuelta”.

Manolo Saiz

Manolo anche questa volta sei controcorrente: quasi tutti i tecnici puntano alla terza settimana e anche il disegno della corsa va in questo senso
“Alla Vuelta a España è molto difficile recuperare due minuti in classifica. Non ci sono i percorsi per recuperare questo tempo. Può sembrare strano ma mancano le tappe e le montagne di un certo tipo. Le tappe sono corte, solo due volte si superano, e di pochissimo, i 200 km. Poi non c’è alta montagna, solo alla Bola del Mundo, se si arriverà supera i duemila metri. Se chi è in testa non ha un crollo, recuperare due minuti è semplicemente impossibile. Nella prima settimana, invece, per l’insieme dei fattori che ti ho detto, due minuti si possono guadagnare”.

Il percorso mi pare che non ti piaccia tanto
“Dobbiamo essere realisti: nove arrivi in salita non hanno senso. Vuol dire che cerchi stimoli giornalieri, ma non globali. Forse è il caso di pensare che una settimana sia di troppo”.

Chi possono essere i grandi rivali di Vingegaard?
“La Movistar, dopo il forfait di Mas, non ha nessuno per la generale. Gli unici rivali sono gli Uae: Almeida e Ayuso sicuramente proveranno a fare bene però entrambi hanno avuto problemi nell’avvicinamento a questa corsa. Se Vingegaard partirà forte li farà fuori e a loro non resterà che puntare alle vittorie di tappa”.

Come ti immagini correrà Ayuso. Sono molto curioso di vederlo all’opera dopo le varie vicissitudini all’interno del team. Ora, per restare con un ruolo importante o per cambiare squadra, deve dimostrare il suo valore.
“Se io fossi Ayuso cercherei di partire forte per fare in modo che Almeida, che è più regolare, sia poi a mia disposizione. Ayuso ha giornate migliori del portoghese, ma Almeida è più affidabile. Per battere il danese ci sono due modi: con la conoscenza del terreno, tendendogli un’imboscata, oppure, sperare in un suo errore. Visto che il danese è un corridore da Tour de France penserà sempre alla terza settimana, quella dove lui rende al meglio. E questo, come ti ho detto, qui è un errore. Comunque è vero stavolta Ayuso si gioca una buona fetta di carriera”.

Ci potrebbe essere una sorpresa per la maglia rossa?
“Molto difficile. Alla Vuelta i corridori arrivano già abbastanza stanchi dalla stagione. In più c’è il fattore caldo che potrebbe consumarti giorno per giorno anche se al Nord non si troveranno i 40-42 gradi. Però il terreno è tutto un su e giù”.

Tiberi, Ciccone e Pellizzari: come vedi gli italiani?
“Bene, sono buoni corridori e gli italiani spesso hanno fatto bene alla Vuelta. Però anche loro devono sapere quello che ho detto, ovvero che la Vuelta si vince nella prima settimana. Se seguiranno i consigli dei loro direttori, che sempre diranno che la corsa è molto lunga e bisogna puntare sulla terza settimana, non otterranno nulla.

Mi viene in mente Nibali nel 2013 contro Horner: aspettiamo domani, domani, domani. Poi il giorno giusto non è mai arrivato, anzi alla fine andava più forte il vecchio americano che Vincenzo
“È quello che ti ho detto”.

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