Gli errori di Trump e il profondo sonno dell’Europa

di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani,
quando il 14 giugno 2001 nacque l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) il mondo era molto diverso da quello attuale. Pensate che non era ancora avvenuto l’attentato alle torri gemelle di New York, la Cina non era ancora entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, le guerre in Afghanistan e in Iraq non erano pensabili, non era neanche lontanamente prevedibile la crisi economica del 2008 e, soprattutto, l’Occidente prosperava. Ai sei Stati fondatori (Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Russia) si sono aggiunti altri Stati membri, nel 2017 India e Pakistan, nel 2023 l’Iran e l’anno scorso la Bielorussia. È molto importante sottolineare che i dieci Stati membri costituiscono il 41% della popolazione mondiale e rappresentano il 23,5% del Pil globale. A me pare molto chiaro il peso e l’importanza del vertice che si sta realizzando a Tianjin sotto il “benevolo” sguardo di Xi Jimping.

La SCO, un forum centrato sulla sicurezza e sulla cooperazione nella regione euroasiatica, in realtà per il presidente cinese è l’occasione per ridisegnare un nuovo ordine mondiale, per spostare l’asse del potere da Washington a Pechino, per sottolineare lo sforzo volto a trascinare altri paesi come la Turchia, membro della NATO (in realtà solo come osservatore), ma anche paesi di pessima fama internazionale come la Corea del Nord, l’Iran e l’Afghanistan talebano.

Putin in un’intervista all’agenzia cinese Xinhua ha affermato: “Un elemento fondamentale di questa visione globale è la creazione in Eurasia di un’architettura di sicurezza equa e indivisibile anche attraverso uno stretto coordinamento tar gli Stati membri della SCO.” Un pensiero condiviso da Xi Jimping che durante il brindisi di apertura del summit si è detto fiducioso su una maggiore “convergenza tra i paesi del Sud globale” ed anche ha invitato i leader convenuti “… a remare contro la corrente del potere attuale”, cioè contro l’Occidente.

A mio parere (e non solo mio) Trump, rendendo evidente lo sforzo di riavvicinare gli USA alla Russia, ha di fatto convinto Putin circa la possibilità di continuare la guerra in Ucraina per raggiungere tutti i suoi obiettivi senza grossi problemi. Le sanzioni ipotizzate dal presidente americano non possono impensierirlo più di tanto. E Xi approfitta di questa situazione accogliendo con tutti gli onori l’omologo del Cremlino promettendo “l’amicizia senza limiti”. Secondo Yuri Ushakov, consigliere di Vladimir Putin, i due “…hanno discusso degli ultimi contatti con gli americani.” Condividere questi elementi proprio con la Cina, la vera avversaria degli Stati Uniti, non mi pare sia una posizione molto favorevole agli USA.

Un elemento di novità è l’ingresso in questo club del nazionalista indù indiano Narendra Modi che rappresenta non solo un’economia fenomenale ma anche la vera fabbrica del mondo certamente più sofisticata di quella cinese. La Cina e l’India non si sono mai sopportati, sono nemici da sempre, e solo la catena dell’Himalaia ha impedito guerre a oltranza fra i due paesi. In ogni caso nel vicino 2020 fra i due paesi c’erano importanti scontri armati con morti e feriti al confine del Kashmir. Oggi le cose stanno cambiando e Xi Jimping ha detto che l’unione fra la Cina e l’India è un’unione favolosa che va affermata. Ricordo che dal punto di vista demografico, come dice Modi, con questa liaison si metterebbero insieme gli interessi di 2,8 mld di cittadini del mondo. Non è poca cosa. Calcolate che l’Europa e gli USA insieme non fanno 1 mld di persone. Non sottovalutiamo l’aspetto demografico, rilevante in questa visione geopolitica.

A mio parere (e non solo mio) Trump ha fatto un altro clamoroso errore, quello di giocarsi i rapporti, ricuciti con molti sforzi compiuti in molti anni, con il premier indiano Narendra Modi, un alleato chiave per il difficile controllo dell’Indopacifico. Non si sa bene se la causa di questo inciampo sia nel rifiuto di Modi di riconoscere il ruolo pacificatore degli USA nel recente scontro armato fra India e Pakistan, ruolo che il nazionalista Modi impegnato presso l’opinione pubblica indiana non può evidentemente riconoscere, oppure nel fatto del continuo e sostanzioso acquisto da parte dell’India del petrolio russo per centinaia di mln di dollari, contro l’embargo decretato dagli USA. Occorrerà vedere se le attuali tensioni commerciali e politiche fra il premier indiano e il premier americano basteranno a far superare le profonde divergenze di interessi tra Pechino e Delhi.

Sottolineo ancora l’evidente sforzo di Xi Jimping nel considerare ospiti di riguardo sia Putin, sia in particolare Modi. A sostegno di ciò, durante il primo incontro dopo almeno sette anni con il premier indiano, l’anfitrione cinese ha affermato: “La scelta giusta per entrambe le parti è quella di essere amichevoli e avere buoni rapporti di vicinato favorendo il successo reciproco e facendo danzare insieme il drago (la Cina) e l’elefante (l’India)”.

L’ottimo Sallusti sul Il Giornale del 1° settembre ricorda la profezia di Anne Applebaum, giornalista americana premio Pulitzer per le sue analisi di geopolitica che nel suo saggio “Autocrazie metteva in guardia sul ridurre la guerra in Ucraina in uno dei tanti conflitti regionali. Secondo l’autrice con questa guerra è iniziata una vera e propria battaglia a tutto campo fra le autocrazie ed il mondo libero. A questo punto Sallusti afferma che occorre scegliere da che parte stare, se come occidentali, eredi di una civiltà millenaria, continuare a essere il centro del mondo o adeguarsi a un nuovo ordine deciso da altri e guidato da principi lontani anni luce da ciò che siamo stati e nonostante tutto siamo ancora.

Cari amici vicini e lontani, spero davvero di non essere ancora giunti a questo punto, spero davvero che l’Europa possa risvegliarsi dal sonno profondo che settanta anni di pace le hanno regalato, spero davvero che possa riorganizzarsi e attrezzarsi per affrontare la sfida straordinaria che questi tempi difficili le stanno proponendo. Sempre a buon fine.

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