VISTO&RIVISTO Questa volta si ride, forse, troppo. Ma con stile

roses

di Andrea Minchella

Visto

I ROSES, di Jay Roach (The Roses, Stati Uniti- Regno Unito 2025, 106 min.)

Roach, regista, e McNamara, sceneggiatore, non potevano fare di meglio. Jay Roach, dopo averci fatto ridere con la saga di “Austin Power” e di “Ti Presento i Miei” e averci accompagnato nelle vicende dello sceneggiatore Dalton Trumbo nel potente “L’Ultima Parola” e nello scandalo di Fox News con l’angosciante “Bombshell”, realizza una commedia “black” in cui rovescia completamente l’originale del 1989 trasformandolo in un apprezzabile “remake” che cerca di contestualizzarsi in un mondo parecchio diverso rispetto a quello in cui i coniugi Michael Douglas e Kathleen Turner si facevano una guerra spietata mossa dal rancore e dall’odio. Lo sceneggiatore McNamara trasforma l’opera originale dello scrittore Warren Adler (cambiandone anche il titolo) in una vicenda contemporanea che poggia il duro scontro tra i due protagonisti su motivazioni e cause diverse da quelle alla base della “guerra” realizzata a fine anni ottanta dal cinico Danny De Vito.

A completare la squadra vincente per un progetto comunque complicato (un remake è sempre un’operazione delicata che non sempre porta ad un risultato soddisfacente) ci sono Oliva Colman e Benedict Cumberbatch che trasformano un discreto lavoro di rielaborazione in una prova attoriale unica e preziosa. Le sequenze prendono forma e assumono una struttura solida e convincente grazie soprattutto alla presenza di due attori che sono in grado di cesellare fino all’ultima piega due personaggi composti da innumerevoli sfaccettature. Ivy e Theo sono la rappresentazione plastica di due componenti di una qualsiasi coppia moderna alle prese, soprattutto, con la frenetica ed estenuante ricerca dell’approvazione sociale ed economica.

Il brillante architetto che garantisce una vita più che decorosa alla sua famiglia si ritrova senza lavoro e con la nomea di essere un incompetente, a causa di un grave errore nel suo ultimo progetto. Ivy, invece, si ritrova dall’essere un’anonima cuoca a diventare una chef di successo grazie al suo ristorante. Il ribaltamento dei ruoli sociali genera, o meglio amplifica, un malessere strisciante che sfocia in una vera guerra tra due “ego” narcisisti e assoluti. Le “gag” che si generano, in cui a volte si ride forse troppo, passano quasi in secondo piano a favore di una capacità attoriale dei due protagonisti che cristallizzano ogni sequenza. La sceneggiatura si adagia quasi perfettamente ad una linea narrativa che, a parte qualche sbavatura, riesce a tenere il punto per tutta la vicenda.

L’ambientazione, a differenza del film del 1989, si sposta nel Regno Unito dove i due attori protagonisti riescono ad esprimere tutta la loro anima “british” nei dettagli comportamentali più nascosti. A volte cinici, a volte al limite del ridicolo, Ivy e Theo esprimono in maniera esplicita tutte le contraddizioni che oggi sembra vivere il matrimonio. In una società basata prevalentemente sull’egocentrismo e l’ossessione del successo, la formula del “dover” vivere in due e condividere ogni percorso della propria vita pare attraversare una crisi acuta che devasta, quasi, più matrimoni di quanti se ne celebrano. Il film, dopotutto, cerca di mettere la luce sulla crisi globale che l’uomo contemporaneo sta attraversando. Incapace, ormai, di stringere rapporti veri con persone vere, diverse dai “link” e dai “followers” che invadono i “social media”. Sempre più evidente, ormai, è l’incapacità dell’uomo moderno di rinunciare a qualcosa a favore di un compromesso, di qualsiasi natura sia.

Il film, dunque, riesce quasi completamente a staccarsi da quello realizzato da Danny De Vito nel 1989, ma denota comunque, come ho già detto, una sempre più preoccupante crisi creativa che ingloba tutto il mondo del cinema e delle serie. Rimaneggiare qualche successo del passato spaventa meno che investire in nuove idee, il cui successo non è mai garantito.

Rivisto

LA GUERRA DEI ROSES, di Danny De Vito (The War Of Roses, Stati Uniti 1989, 116 min.)

Un libro “terribile” diventa un “cult” del cinema del passato. Grazie alla cinica visione di un Danny De Vito non solo capace di interpretare i suoi personaggi, ma anche in grado di raccontare storie, “La Guerra Dei Roses” rimane ad oggi forse la commedia “dark” più riuscita di sempre. L’interpretazione magistrale di Douglas e Turner trasformano un buon film in un angosciante, cinica e distruttiva involuzione di una coppia americana della fine degli anni ottanta. Da rivedere per riscoprire una vicenda molto più attuale di quanto si possa immaginare.

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