La campagna elettorale non finirà più

elezioni campagna elettorale
Attilio Fontana pronto a dimettersi un anno prima della scadenza del mandato?

Finite le vacanze si apre – supposto si sia mai chiusa – una stagione politica che, con le Regionali d’autunno in alcune regioni-chiave, si annuncia molto interessante. Quella che sembra un’ovvietà (tutte le consultazioni sono per definizione interessanti) propone invece situazioni che potrebbero condizionare il futuro degli equilibri politici nazionali, soprattutto a centrodestra. Qui la partita delle candidature non è ancora definita in Veneto, Campania e Puglia, a differenza della sinistra che ha presentato i suoi possibili presidenti in tutte le regioni che vanno al voto, a partire dalle Marche, i cui cittadini sono chiamati alle urne il 28 e 29 settembre prossimi (si voterà anche in Valle d’Aosta). In Calabria seggi aperti il 5 e 6 ottobre, mentre in Toscana il 12 e 13 ottobre. Lo spezzatino elettorale dovrebbe chiudersi entro novembre in tutte le altre regioni.

Centrosinistra a ranghi formalmente compatti dappertutto, ma sotto la cenere cova la brace di malumori, veti e velleità. Puglia e Campania sono lì a dimostrarlo con le tensioni tra i governatori uscenti (Emiliano e De Luca) e gli entranti (Decaro e Fico), avvicendamenti obbligati dall’impossibilità di svolgere un terzo mandato e forieri di incomprensioni (eufemismo) che potrebbero influenzare l’esito del voto, nonostante i sondaggi favorevoli al centrosinistra. In Veneto, come si sa, la questione è tutta nel centrodestra. L’uscita di scena del “doge” Luca Zaia mette in forse la continuità leghista al vertice regionale, rivendicato da Fratelli d’Italia in forza della indiscussa maggioranza numerica del partito. Come finirà? Probabilmente con un baratto: il Veneto alla Lega in cambio della Lombardia a un meloniano, quando ad Attilio Fontana scadrà il mandato.

Qui viene il bello. Secondo Giuseppe Sala, sindaco di Milano ospite a una Festa dell’Unità, Fontana potrebbe dimettersi con un anno d’anticipo, nel 2027 in concomitanza con le elezioni politiche, così da assicurarsi un seggio a Roma. Ipotesi tutt’altro che peregrina, attorno alla quale si parla da qualche tempo. E si fanno già i nomi di chi potrebbe rappresentare i “Fratelli” alle urne per Palazzo Lombardia. In pole ci sono l’europarlamentare Carlo Fidanza e il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Come fosse cosa fatta. Se così fosse, nella primavera del 2027 in Lombardia si voterebbe per Politiche, Regionali e Comunali, compreso il capoluogo Milano e città come Varese, Busto Arsizio e Gallarate.

Per dirla in un altro modo, il triplete alle urne. Possibile? Assolutamente sì, anche se nel mezzo ci sono le consultazioni nelle Regioni e, tra alcuni mesi, le amministrative, la cui valenza è (sarebbe) di stretta osservanza locale ma, a seconda delle circostanze, vengono lette con una chiave più ampia, appunto politica. Tutto ciò per dire che nel futuro prossimo venturo vivremo in costante campagna elettorale, condizione che nessuno auspica ma che finirà per avere il sopravvento su tutto il resto. Non è un’eresia se scriviamo che ai politici, prima dei programmi, interessano i posti. Sempre più risicati rispetto alla folta pattuglia di governatori e sindaci in uscita, che reclamano nella stragrande maggioranza compensazioni al fatto che devono passare il testimone. Compensazioni che, tradotte in concreto, equivalgono a poltrone. Il problema è che non ce ne sono disponibili per tutti: stai a vedere che qualcuno di loro, putacaso, sarà davvero costretto a trovarsi sì un posto, ma di lavoro.

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