Vingegaard: “Vincere la Vuelta è un sogno che si realizza. Ora voglio l’Europeo”

Vuelta Vingegaard intervista vittoria
Jonas Vingegaard, 28 anni (Sirotti)

MADRID – “È un sogno che si realizza. La Vuelta è una delle corse più importanti al mondo e vincere su una montagna tanto speciale come la Bola del Mundo è qualcosa di davvero speciale”.  Jonas Vingegaard ha lo sguardo buono ma dà sempre l’impressione di avere un muro con il filo spinato che lo tiene separato dal resto del mondo. Lui è programmato per vincere e ogni gesto è misurato in questa direzione. Non dà la mano per salutare, ma allunga il pugno. Un gesto gelido che ricorda l’epoca Covid, utile per evitare il contatto e un eventuale contagio. Un gesto gelido, che traccia un solco netto. In corsa, inquadrato dalla telecamera, ogni giorno lo stesso identico saluto con la mano e le labbra che si tirano in un impercettibile sorriso. Un gesto che evidentemente qualcuno gli ha imposto e che lui esegue senza nessuna spontaneità. Chissà se gli piace davvero correre in bici. Ma quello che più conta, o forse l’unica cosa che conta, è il risultato. E i danese stasera a Plaza de Cibeles, nel cuore di Madrid, verrà proclamato vincitore di questa Vuelta. Una corsa che è riuscito a conquistare, con l’aggiunta di tre tappe (Limone Piemonte, Valdezcaray e appunto la Bola del Mundo) nonostante non fosse al top della condizione.

Vingegaard è solo un’impressione o durante questa corsa ha avuto momenti dove non ha potuto esprime tutto il suo potenziale?
“Sono arrivato alla Vuelta con un’ottima forma però a partire dalla seconda settimana ho avuto qualche malanno che ha limitato un po’ il mio rendimento. Ero un po’ malato, però questo è un argomento di cui non mi piace parlare”.

Questa è stata una Vuelta particolare anche per le manifestazioni Pro Palestina
“Veramente, ci sono state tante proteste contro Israele. Noi siamo qui per correre, ma tutti hanno il diritto di manifestare e capisco anche il motivo di questa protesta”.

Ha avuto timore che in qualche momento questa Vuelta venisse fermata?
“Dopo il secondo giorno di riposo tutti in gruppo temevamo che la corsa fosse fermata. L’organizzazione e le forze dell’ordine hanno fatto un lavoro fantastico per farci sentire al sicuro e potere correre”.

Le proteste possono avere in alcun modo influito sul modo di correre e sul risultato finale?
“È  vero che, soprattutto nella crono, il fatto che sia stata accorciata mi ha portato un vantaggio sul Almeida. Però è anche vero che a Bilbao ho perso dei secondi che avrei potuto guadagnare. Non si può dire”.

Questa vittoria può essere considerata il miglior risultato dopo la tremenda caduta dello scorso anno?
“Di certo è un grande risultato ma credo il più grande resta il secondo posto del Tour 2024 dopo quello che mi era accaduto. Dico questo sia per il recupero, per il modo in cui ho corso, per la condizione che ero riuscito a raggiungere e per il risultato ottenuto in Francia”.

Da più parti si sente dire che il suo prossimo grande obiettivo sarebbe il Giro d’Italia 2026, l’unica grande corsa a tappe che ora manca nel suo palmares. È vero?
“Il Giro è una corsa che mi piacerebbe fare, però dipende dal programma che avrò. Il Tour è il Tour e la cosa più probabile è che l’anno prossimo il mio primo obiettivo sia quello di essere al Tour per provare a vincerlo. Intanto, quello che è certo è che mi manca ancora una corsa prima di finire la stagione, l’Europeo”.

Che lezione si porta a casa da questa Vuelta? Che esperienza è stata?
“Non ho ancora avuto tempo e modo di pensare a questo. Lo farò nelle prossime settimane”.

La conferenza stampa di Jonas Vingegaard

Cosi nella 20a tappa

I momenti salienti della 20a tappa

Vuelta Vingegaard intervista vittoria – MALPENSA24

 

Visited 296 times, 1 visit(s) today