“Lucido e calcolatore”, quando a 17 anni massacrò la famiglia per l’immortalità

paderno sentenza strage
Paderno Dugnano, la casa della strage

PADERNO DUGNANO – Non è stato un raptus, né il frutto di una mente totalmente sconvolta. Il giovane Riccardo Chiarioni, che a soli 17 anni ha sterminato la sua famiglia a Paderno Dugnano (Milano), ha agito con lucida programmazione sebbene mosso da un movente stravagante. È quanto stabilisce il Tribunale per i Minorenni di Milano nel motivare la condanna a 20 anni di reclusione (il massimo della pena in rito abbreviato) emessa a giugno. Le motivazioni della sentenza delineano un quadro agghiacciante, ovvero che Riccardo fosse “guidato da un pensiero stravagante” e “bizzarro“, quello di poter raggiungere “l’immortalità attraverso l’eliminazione della propria famiglia“, che era ancora sotto il suo “controllo”. Nonostante questo movente delirante, il Tribunale ha stabilito che il ragazzo “ha distinto la realtà dall’immaginazione” e “ha lucidamente programmato, attuato, variato secondo il bisogno le proprie azioni, prima, durante e dopo“. Il giudice non ha dunque riconosciuto il vizio parziale di mente che era stato accertato dai periti.

Il massacro di Paderno Dugnano

Il triplice omicidio che ha sconvolto la periferia Nord di Milano risale alla notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2024. La strage si è consumata in una villetta a schiera di Paderno Dugnano. Riccardo Chiarioni, all’epoca 17enne, ha ucciso il padre, la madre e il fratellino di 12 anni e secondo la condanna l’azione è stata premeditata. Dopo aver compiuto il triplice omicidio, è stato lo stesso giovanissimo a chiamare il 112 alle 2 di notte, fornendo inizialmente una versione quasi da legittima difesa, ovvero di aver accoltellato il padre per difendersi, dopo che questi aveva ucciso la madre e il fratello. I carabinieri hanno trovato il 17enne fuori dalla villetta, in stato di choc e con il coltello in mano. Già da subito, però, la sua versione non ha convinto gli inquirenti.

Portato in caserma, il ragazzo è crollato, confessando di essere l’unico autore del massacro. Le vittime erano Massimo (51 anni), il padre, Daniela (48 anni), la madre, e Luca (12 anni), il fratello minore, trovato straziato dalle ferite. Riccardo ha raccontato di aver aggredito prima il fratello mentre dormiva, e di aver colpito in seguito i genitori intervenuti. La tesi del movente “bizzarro” dell’immortalità attraverso l’eliminazione della famiglia si è fatta strada tra le ipotesi, accompagnata da una personalità che il Tribunale ha ritenuto capace di agire con freddezza e lucidità. La condanna a 20 anni conferma la gravità e la lucidità con cui il giovane ha agito.

motivazione sentenza paderno – MALPENSA24
Visited 409 times, 1 visit(s) today