NOVARA – Il Parco piemontese del Ticino è ancora senza presidente: l’assemblea dei sindaci, svoltasi ieri, ha nuovamente bocciato il nome proposto dalla Giunta Regionale, Alessandro Bellan di Oleggio, con un esito fotocopia rispetto alla precedente assemblea di cinque mesi fa. Una vicenda che si sta rivelando più spinosa del previsto per il centrodestra: l’Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore è commissariata da gennaio, quando è scaduto il mandato della precedente presidente, Erika Vallera, avvocato e consigliere comunale a Candelo in provincia di Biella.
Già cinque mesi fa il nome era stato bocciato
Dopo la riforma di alcuni anni fa il Parco gestisce oggi oltre 20 aree protette del quadrante nordorientale del Piemonte, nel territorio di 60 Comuni nelle province di Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli e Biella. E si occupa di questioni rilevanti dal punto di vista ambientale.
Nello scacchiere della divisione delle poltrone del centrodestra regionale, la casella di questo ente è stata assegnata a Fratelli d’Italia. E Bellan è un esponente di primo piano tra i meloniani della provincia di Novara, membro del direttivo provinciale. Ma la sua scelta non ha fatto fare salti di gioia agli alleati, in particolare alla Lega: Bellan nelle ultime elezioni comunali ha sostenuto la candidatura a sindaco di Massimo Marcassa contro quella del sindaco leghista uscente Andrea Baldassini, contribuendo a costruire una alleanza “anomala” che comprendeva anche l’ex candidato sindaco del centrosinistra.
Bellan “indigesto” per la Lega e poco conosciiuto
Un nome, quello di Bellan, abbastanza indigesto per la Lega, che ovviamente non si è agitata più di tanto per garantire i voti dei sindaci. A complicare le cose, poi, il fatto che lo stesso Bellan – come confermano voci autorevoli del centrodestra novarese – non si è dato particolarmente da fare per contattare i sindaci, presentarsi e proporre il proprio programma. E in aggiunta, si è coagulato un blocco territoriale di sindaci biellesi che hanno votato per Erika Vallera. Insomma un bel pasticcio.
Il Pd: il parco vittima delle tensioni nella destra
Ad attirare l’attenzione sull’accaduto è il segretario regionale del Pd Domenico Rossi. “Il parco del Ticino – dice Rossi – e il territorio novarese sono vittime delle tensioni interne al centrodestra e dell’amichettismo di Fratelli d’Italia che pur di imporre un proprio nome alla guida dell’Ente va contro anche i sindaci del territorio”.
“Nonostante il centrodestra abbia la maggioranza nella comunità dei sindaci – dettaglia il segretario – per ben due volte il nome indicato dalla Giunta Regionale, Alessandro Bellan, è stato respinto. Dopo 5 mesi hanno riproposto lo stesso nominativo, senza cercare nessuna mediazione e nonostante l’assemblea avesse già respinto la proposta. Ma l’esito oggi è stato il medesimo e ha portato a una nuova bocciatura nella giornata di oggi (15 favorevoli, 4 astenuti e 19 contrari)”.
“Ai sindaci presenti, che hanno tenuto la schiena dritta, rivendicando una scelta fondata sul merito e il dialogo con il territorio e non sulle appartenenze, va tutto il mio sostegno. La proposta della Giunta è stata respinta in maniera trasversale, a riprova che la Giunta ha sbagliato nel merito e nel metodo” dichiara Rossi.
Verso la nomina diretta di Cirio
Cosa accadrà ora? La legge regionale prevede due passaggi con la comunità del parco perché auspica una condivisione con i sindaci, a seguire la Giunta Regionale può procedere ad una nomina diretta.
E questo è ciò che Cirio intenderebbe fare, nominando Bellan nonostante il doppio “niet” dei sindaci
“Nella lunga storia del Parco – è la conclusione di Rossi – è la prima volta che si procede alla nomina del Presidente senza raggiungere un’intesa. Ancora una volta un ente fondamentale per il territorio viene umiliato e abbandonato alla logica della spartizione delle poltrone”
