Sull’utilizzo improprio dei social s’è già detto e scritto molto e anche di più. La piazza virtuale è frequentata in massa da odiatori, adulatori, personaggi pubblici e comuni cittadini che ne fanno uso propagandistico o per esprimere posizioni, idee, commentare, dissentire, aderire, insultare come non ci fosse un domani. Ne sanno qualcosa i giornalisti, categoria per nulla amata dall’opinione pubblica e dalla politica, situazione nota anche alla luce di notizie e discussioni che si susseguono sul tema a tutti i livelli. I cosiddetti “leoni da tastiera” non hanno limiti, scrivono di tutto, tra verità e sciocchezze, cattiverie e piaggerie.
Anche noi di Malpensa24 abbiamo i nostri hater, com’è normale che sia quando si mette la faccia su argomenti magari divisivi, caratterizzati da legittimi punti di vista contrapposti e, a volte, da sorprendenti pregiudizi. Di solito non rispondiamo ai commenti sui social: massima libertà di espressione, ci mancherebbe. Persino di fronte alle offese gratuite decidiamo di abbozzare. Ma quando un assessore di un Comune della nostra provincia, Roberto Bonelli delegato all’urbanistica e a lavori pubblici a Barasso, dopo la solita, reiterata e ingiustificata raffica di improperi contro il “direttore comunista” (se lo sa lui!) rivela in un post che “in qualche scuola del Varesotto – testuale, ndr – delle bambine islamiche di 11 anni arrivano in classe con il corpo pieno di frustate perché non vogliono farsi infibulare” non possiamo far finta di niente. Perché la notizia, se mai fosse vera, assume una gravità totale, e non dobbiamo spiegarne il movito. E perché non possiamo credere che sia una balla, una esagerazione di chi la divulga su Facebook, essendo egli un esponente istituzionale, che dovrebbe sapere che cosa sta raccontando.
Siamo sicuri che Bonelli, a meno che conosca qualcosa di più rispetto a indagini già in corso e al momento silenziate, abbia subito denunciato un simile episodio all’autorità giudiziaria. Se non l’avesse ancora fatto lo invitiamo a non indugiare oltre, prima che accada l’irreparabile visti certi drammatici precedenti. A meno che, l’assessore di Barasso non vada in scia a un noto quotidiano, che, qualche tempo fa, ha lanciato a tutta pagina l’allarme infibulazione a Busto Arsizio; per poi smentirsi nello stesso articolo: “all’Asst non risultano casi, né d’infibulazione né di circoncisione, passati dal Pronto soccorso o dai reparti”.
Siamo in un campo molto delicato, tra pratiche inammissibili della cultura islamica e utilizzo politicamente e giornalisticamente deformato di situazioni verosimili, comunque da verificare. Chi sia il protagonista della propalazione di tali vicende, un giornale o un assessore, non fa differenza: o si ha contezza di quanto si dice e si scrive, o si tace. E’ una questione di responsabilità, di senso del ruolo e di consapevolezza delle conseguenze. Ad ogni buon conto, se Roberto Bonelli non l’avesse ancora fatto, ci facciamo carico noi di “girare” il suo messaggio social alla Procura della Repubblica affinché ne accerti la veridicità. A questo punto, ci sembra sia doveroso, anche per non cedere alla incombente assurdità.
