Lezione americana alla destra italiana

lodi mandami destra
Donald Trump e Zohran Mamdani

di Massimo Lodi

Lezione americana alla destra italiana. Insolenze e soperchierie, dispotismi e volgarità, scherni e dispregi del Golden trumpismo non pagano elettoralmente. Creando un effetto uguale e contrario: a brigante, brigante e mezzo. Lui estremizza su un fronte e gli vien risposto con la radicalizzazione sul fronte opposto. A New York vince il sinistro-sinistro Mamdani, cavalcando la rabbia per le tracimazioni del tycoon. Se uno over-pubblicizza il video col letame che cade dal trono WC (World Commander) sui manifestanti della marcia No Kings, alla prima occasione sono in tanti a immedesimarsi in quell’irrisa folla e a tirargli (voti) addosso. Costi quel che costi.

Nello specifico caso: il prezzo è sposare l’irrealizzabile programma del neosindaco musulmano. Blocco degli affitti, bus gratis, asili pagati dalla mano pubblica, market comunali con supersconti e via ecceter-fantasticando. Incantevoli idee, ma da concretizzare con quali soldi, dato che neppure una patrimoniale sui ricconi li garantirebbe a sufficienza? Eppure Mamdani incrocia favore, applausi, suffragi. Pur sapendo, chi lo ha scelto, che dovrà venire a patti col realismo: insediato a capo della municipalità dai massimalisti, The Mayor dovrà amministrare da riformista. Usando il lume della ragion di Stato. Ecco lo sfarzoso/beffardo KO subìto da Trump, peraltro appaiato da altri due stra-ceffoni in Virginia e New Jersey dove i repubblicani han perso le sfide governatoriali, avendo il presidente riempito la campagna propagandistica di parole vuote e la vita pratica d’inesistenti fatti. Negli Stati Uniti si vive peggio oggi di ieri, tutto (tuttissimo) qui. E i conti cominciano a venir presentati al Responsible First.

La lezione americana per la destra italiana è dunque di somigliare il meno possibile a The Donald. Scimmiottandolo non s’imbanànano i cittadini. Al contrario, gli si aprono gli occhi. Perciò, meglio tesaurizzare lo sconfittone yankee così da non incorrere in un fenomeno simile. Tradotto: alla destra risoluta a durare, vien suggerita una linea conservatrice/liberal piuttosto che autoritaria/no liberal. Ovvero: 1) cogliere dalle suggestioni Maga quanto le identificano col peggior sovranismo europeo, per non citare il precipizio autocratico russo; 2) scacciare tale ipnosi affidandosi alla pragmatica lucidità, consolidando l’indipendenza di giudizio e operativa necessaria a garantirsi un futuro esente da ribaltoni.

Dunque non è virando sempre più lateralmente che la destra può immaginare una navigazione fortunata tra gli scogli dei vari giudizi popolari. Ma invece modificando la rotta indirizzandola al centro, manovra che in molti seguitano a ritenere inopportuna perché fuori tempo, moda, umor generale. E invece non è così. Non è affatto così. Come dimostrano le vittorie progressiste/moderate in Canada, Olanda, Portogallo, Austria, Romania, Moldavia. Un’onda di protesta anti-protesta: la mobilitazione contro i seguaci del patriota planetario che glorifica un mondo tutto e prepotentemente suo in avversione ai tanti e non suoi mondi indipendenti, senz’accorgersi d’accenderne la voglia di rivalsa. È come se l’aspirante Imperatore della Contemporaneità avesse lanciato, inconsapevole, a ogni anima e urbi et orbi il messaggio subliminale: “Mandami all’inferno”. Mamdani, all’animaccia sua, lo ha fatto.

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