LEGNANO – Una parete di ritagli con foto di volti e parole quali rispetto, complicità, coraggio e ancora “mal d’amore”, “i tanti volti del mostro”, “fidarsi di qualcuno”. È lo sfondo della sala del Centro Antiviolenza (Cav) aperto a Legnano da Filo Rosa Auser quattro anni fa in un immobile confiscato alla criminalità organizzata. Il Centro è stata l’insolita sede della presentazione oggi, lunedì 10 novembre, del programma di iniziative per il 25 Novembre e dei dati dell’attività svolta dal Centro e dalla casa rifugio. Presenti il sindaco, l’assessore Maffei, Paola Barbazza della commissione comunale Pari opportunità e rappresentanti delle associazioni che compongono la locale Rete antiviolenza Ticino Olona.
«L’afflusso è in aumento rispetto al passato – tira le somme la coordinatrice del Centro Antonella Manfrin – C’è maggiore attenzione rispetto allo stalking, azioni prima considerate “fastidiose” vengono ora riconosciute per quello che sono sul piano giuridico, cioè reati e la violenza sessuale è riconosciuta anche all’interno del matrimonio o di una relazione stabile, mentre a quelle subite da estranei pare pongano rimedio strumenti come lo spray al peperoncino, che ora viene persino pubblicizzato».
Più di 100 prese in carico all’anno
Da gennaio a ottobre di quest’anno il Cav di Legnano e lo Sportello Antenna Antiviolenza di Castano Primo sono stati contattati da 184 donne vittime di violenza, delle quali sono state prese in carico 115 per intraprendere un percorso con essi; il rischio è stato valutato basso per 42 di loro, medio per 55 e alto per 18, con dieci donne collocate in strutture protette (già salite a 11 in novembre) delle quali due nigeriane, due italiane e le altre provenienti da Albania, Brasile, Camerun, El Salvador, Guinea-Bissau e Pakistan. Fra i servizi più richiesti, l’orientamento legale – che viene sempre offerto, indipendentemente dal fatto che sia stata sporta denuncia o meno – e il supporto psicologico, anche questo offerto a tutte.
Il coinvolgimento del Cav scaturisce nella maggior parte dei casi dall’accesso spontaneo, ma può capitare che la violenza sia intercettata da altri, nel caso più frequente forze di polizia, pronto soccorso, parenti o conoscenti e dal numero 1522, mentre nessun caso si deve a psicologi o psichiatri.
La paura di perdere i figli
Nel 70% dei casi le vittime sono italiane, mentre fra le altre prevalgono quelle originarie del Centro e Sud America. Di quelle aiutate nei primi nove mesi dell’anno (in tutto 104), in 53 hanno tra 41 e 60 anni di età – considerata «quella della maturità e consapevolezza del fenomeno» – mentre 23 rientrano nella fascia 18-30, 19 in quella 31-40, sei hanno più di 60 anni e tre sono minorenni. Molte (56) hanno un lavoro stabile e prevale una scolarizzazione medio-alta (in 45 hanno concluso la scuola secondaria di I grado e in 36 quella di II grado).
Per quanto riguarda lo stato civile, 50 sono nubili, 35 sposate, 8 conviventi, 5 divorziate e 5 separate oltre a una vedova; 40 non hanno figli, 38 hanno figli minorenni, 17 maggiorenni e 9 sia figli minori che maggiori di 18 anni. «È difficile sradicare alle donne che si rivolgono a noi il timore che tolgano loro i figli – sottolinea Manfrin – Questo frena le domande di aiuto quando hanno figli di età più bassa. Un ulteriore limite è imposto dalla mancanza dell’autonomia lavorativa per fare un passo del genere. Ancora, va sottolineato che le donne italiane hanno più risorse a cui appoggiarsi (parenti, amici) come pure economiche per gestirsi in autonomia, mentre le immigrate non ne dispongono o ne hanno molto meno».
Abusi fisici e psicologici
Il tipo di violenza (possono riscontrarsi più tipi per la stessa persona) varia da psicologica (95) a fisica (62), economica (31), stalking (23), sessuale (17), segregazione (6) e molestie sessuali (2); in 27 casi è avvenuta alla presenza di figli minori. L’autore è più spesso il marito (35), il convivente (16) o l’ex convivente (15), la cui nazionalità è italiana in 82 casi, extraeuropeo in 20 e di altri Paesi europei in due casi.
Delle 104 prese in carico da gennaio a settembre, 17 hanno abbandonato, 4 sono state inviate a un altro servizio (ad esempio perché non residenti in questo territorio) e una a un altro Cav mentre 8 percorsi di aiuto si sono conclusi positivamente, cui si aggiungono 9 prese in carico precedenti il 2025; al momento sono ancora in carico in 65. I numeri delle due strutture riferiscono infine di 760 contatti telefonici in nove mesi, con 250 colloqui di supporto psicologico e 78 consulenze legali.
Una casa per ricominciare

Di fronte a questa realtà, Legnano si è dotata grazie alla Fondazione Somaschi anche di una casa di accoglienza di primo livello, che si aggiunge a quella di secondo: nella prima l’accoglienza può prolungarsi fino a 18 mesi, così da permettere alla filiera dell’accoglienza di far “mettere radici” alle ospiti nel nuovo territorio di residenza. Si tratta di un appartamento intitolato ad Anna Kuliscioff e ristrutturato per ricavare tre camere con due letti ciascuna (nella foto sopra, una delle camere), una sala, due bagni, una cucina oltre a un ufficio. Dal 2022 vi sono state accolte in tutto 24 donne (il 33% italiane) oltre a 12 bambini (nel 25% dei casi hanno figli, in prevalenza di età scolare elementare). Solo il 5% ha subìto violenza da un partner occasionale. La maggior parte vi resta da due a 6 mesi; in 9 avevano fragilità psichiche (6 sono in carico al Cps), l’8% aveva dipendenze e nel 90% dei casi c’era un legame con l’autore della violenza.
I dati di Magenta e Abbiategrasso

Da ultimo, il Centro Antiviolenza Telefono Donna di Magenta e lo sportello Antenna Antiviolenza di Abbiategrasso hanno reso noto che nei primi 10 mesi di quest’anno si sono verificati nelle due strutture 165 accessi con 121 prese in carico; 90 di queste sono avvenute ad accesso diretto (87 per telefono) ma vi sono stati anche contatti mediati da terzi, come professionisti o associazioni (56), tramite il progetto Con-Tatto attivo al pronto soccorso dell’ospedale di Magenta (28) e i servizi sociali (11). I due terzi (80) sono italiane, con prevalenza della fascia di età 31-40 (39). Il livello scolastico è alto (83 hanno il titolo di scuola secondaria di II grado) come pure il numero delle occupate stabilmente (52); in 53 avevano figli minori, 15 maggiorenni, 13 entrambi e 40 nessun figlio.
Il tipo di violenza subìta è: verbale/minaccia (96), psicologica (93), fisica (69), economica (25), stalking (23), sessuale (12), diretta verso i figli (9) e assistita da questi (47); si è registrato anche uno stupro. In 89 casi l’autore della violenza è italiano, in 26 extra Ue e nei restanti 6 europeo. In 71 non hanno sporto denuncia, 34 l’hanno fatto prima di chiedere assistenza e 12 dopo; per 4 è scattata solo la segnalazione del codice rosso. Il rischio è stato valutato basso per 49, medio per 63 e alto per 9; di queste ultime, in 5 hanno accettato protezione. Nelle case rifugio sono collocate in tutto in 8. Attualmente sono quasi un centinaio (92) le prese in carico in corso, oltre a 7 abbandoni (non concordati), 5 sospensioni (concordate) mentre 10 sono state inviate ad altro servizio e una ad altro Cav; il percorso si è concluso positivamente per 6.
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