NOVARA –“Show” del Comitato remigrazione dello scorso 1 novembre: il sindaco di Novara prende le distanze dai “gesti e dalla ritualità” ma riconosce che nasce da “preoccupazioni sociali reali”.
Il tema portato a Palazzo Cabrino da una interrogazione Pd
A portare sui banchi del consiglio comunale riunito questa mattina la vicenda che aveva suscitato molte polemiche in città, è stata una interrogazione presentata dal gruppo consiliare del Partito Democratico, prima firmataria la consigliera Milù Allegra. L’interrigazione chiedeva tra l’altro “quale sia l’opinione e la posizione dell’Amministrazione rispetto a manifestazioni che nei modi, negli atteggiamenti e nelle gestualità, ricordano fortemente un passato buio della nostra storia e soprattutto in forte contrasto con il riconoscimento alla città di Novara di “Medaglia d’oro al Valor Militare per la Guerra di Liberazione”, onore che è stato conferito per il ruolo rilevante che la città ha avuto nella lotta contro il fascismo e il nazismo”.
La risposta del sindaco Canelli
La risposta è arrivata dal sindaco Alessandro Canelli. Una risposta molto articolata e sufficientemente “tattica” da non creare tensioni all’interno della maggioranza, all’interno della quale, è noto, convivono sul tema sensibilità diverse.
Ricostruita la cronaca della vicenda Canelli, si è addentrato in una serie di valutazioni. “Il movimento della Remigrazione nasce – ha detto il sindaco – in ambienti certamente di estrema destra e propone il ritorno in patria di persone immigrate o discendenti di migranti in nome della tutela dell’identità culturale e della sicurezza nazionale”.
“Senza condividere ovviamente la linea politica di movimenti estremisti – ha aggiunto Canelli – che si richiamano pubblicamente al fascismo, quindi ad un’epoca buia caratterizzata, tra l’altro dalla repressione delle libertà civili, dalle leggi razziali e del trascinamento del Paese in una guerra devastante, è utile distinguere tra le preoccupazioni sociali reali e le risposte ideologiche estreme che vengono date”.
Il sindaco è andato anche oltre. “C’è – ha detto – una domanda di sicurezza, di controllo dell’immigrazione. Molte persone chiedono regole più chiare e applicate con coerenza: controlli alle frontiere, verifiche sugli irregolari, contrasto alla tratta di esseri umani. Questi temi sono legittimi e condivisi anche da forze politiche moderate”. Istanze legittime, per Canelli, quindi, anche quelle sull’identità culturale in un’epoca di globalizzazione “di cui alcuni sentono la perdita di riferimento comune. Non è di per sé sbagliato: diventa problematico solo se lo si traduce in risposte ideologiche”.
Il richiamo all’articolo 21 della Costituzione
Nelle sue conclusioni il sindaco ha richiamati l’articolo 21 della Costituzione “che prevede la libertà di espressione. Esiste poi – ha aggiunto il sindaco – anche il divieto di apologia del fascismo che è previsto dalla legge Scelba, che colpisce le attività che portino alla organizzazione riorganizzazione del partito fascista. In conclusione non mi sembra che la manifestazione del 1 novembre, di cui peraltro noi non siamo stati informati preventivamente, rientri in questa fattispecie”.
