Nazionale di calcio,”sistema” perdente

ghisalberti calcio nazionale
Buffon, Gattuso, Gravina: il vertice della nazionale di calcio

La Norvegia, com’era prevedibile, schianta l’Italia a San Siro e costringe la Nazionale di calcio agli spareggi per accedere al Mondiale in programma l’anno prossimo tra Messico, Canada e Stati Uniti.  Il 4-1 di domenica porta, cosa anche questa facilmente pronosticabile, un mare di polemiche. Andasse male a marzo, quando appunto sono in programma gli spareggi (il 26 la semifinale ed eventualmente il 31 la finale), sarebbe il terzo mondiale consecutivo che l’Italia salterebbe. Uno psicodramma tricolore che coprirà molti altri argomenti: la guerra in Ucraina, la situazione Gaza-Israele, o la possibile invasione del Venezuela. Si parlerà sopratutto di Nazionale. E di Sinner, ovviamente, il nuovo Garibaldi. 

Spareggi, o playoff, che già nelle ultime due edizioni sono stati fatali agli azzurri. Nel 2022, con in panchina Mancini, a eliminarci fu la Macedonia del Nord. Quattro anni prima, con c.t. Ventura, a farci fuori fu la Svezia. Insomma, si potrebbe prospettare un bel Triplete. 

E come successo ai suoi predecessori ora è Rino Gattuso a finire sulla graticola. Sui social è già iniziata la campagna per chiedere che venga sostituito. A cacciarlo dovrebbe essere Gabriele Gravina, il presidente della Figc, anche lui al centro delle polemiche. 

Gattuso è un allenatore mediocre. La sua prima squadra è il Palermo, in serie B: viene esonerato dopo solo sei giornate in B. Va all’Ofi Creta e si dimette a dicembre, al Pisa in Lega Pro ottiene la promozione in serie B ma si dimette l’anno dopo a seguito della retrocessione. Si siede sulla panchina del Milan per una stagione e mezzo, centra un 6° e un 5° posto, poi arriva la rescissione del contratto. Al Napoli sostituisce Ancelotti e vince la Coppa Italia 2020, l’anno dopo a fine campionato il presidente De Laurentiis sancisce la fine del sodalizio. Dalla Fiorentina si separa prima ancora di cominciare, poi un anno di stop e il rientro per pochi mesi al Valencia. Pochi mesi anche in Francia, all’Olympique Marsiglia. Anche l’ultima avventura con un club, l’Hajduk Spalato in Croazia, dura una stagione senza titoli vinti. Poi, da metà giugno, la Nazionale seppure il suo palmares non sia esattamente quello di un eletto.

Opportunità tante, vittorie poche. Basta la sua leggendaria grinta a guidare gli azzurri? No. Dura pensare che a campioni maturi abituati a sfide di altissimo livello un c.t. possa parlare di motivazioni, di attaccamento maglia, di importanza del Mondiale. Ai calciatori, viceversa, servono indicazioni tattiche precise, chiare, vincenti. Non poesie o proclami lacrime e sangue. Al limite potrebbe essere utile togliere, non mettere pressione. A cosa serve essere riottoso, a fare polemiche per le critiche dopo la scialba vittoria contro la Moldova? E i piagnistei sul sistema delle qualificazioni? Siamo seri, dai. Oltretutto alla vigilia di un edizione che, per la prima volta nella storia, sarà a 48 squadre invece che a 32. Parliamone. 

Fatto sta che i suoi giocatori, che magari non sono poi così fenomeni come vengono descritti (spesso i procuratori o i presidenti dettano e i giornalisti prendono nota a occhi bassi) rendono molto meno con la maglia azzurra che con quella del proprio club. Prendiamo l’esempio di Bastoni. Con la Norvegia ha fatto forse la sua peggior partita in carriera. Non sembrava neppure una fotocopia venuta male del pilastro dell’Inter. 

Però ora chiedere le dimissioni di Gattuso lascia il tempo che trova. Era a giugno che non bisognava sceglierlo. Ma chi lo ha voluto? Gigi Buffon che a sua volta è stato scelto da Gabriele Gravina. E qui viene il bello. 

Intanto sarebbe bello sapere perché Buffon, grande portiere ma con un curriculum da dirigente inesistente (in compenso molto ferrato in tema di scommesse e con qualche manifestazione di ideologia non proprio esemplare) sia stato scelto come team manager, o capo delegazione, della Nazionale. Buffon che ha imposto anche l’amico Bonucci (altro che nel curriculum per il ruolo può scrivere solo “amico di…”) come assistente, tutor, badante di Gattuso. C’è da dire che prima di ogni partita il trio, neanche fossero “Il volo”, canta con molto trasporto l’Inno di Mameli. Fa molto nazional-popolare. Però teneri, più che tenori. 

Gravina, dopo che è stato presidente della Lega Pro, è presidente della Figc dal 22 ottobre 2018. Quel giorno ha ottenuto oltre il 97% dei voti. A eleggerlo 275 delegati in rappresentanza delle società di Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti, di Associazione italiana calciatori, Associazione italiana allenatori e Associazione italiana arbitri, che votano secondo un sistema ponderato, ovvero non tutti i voti hanno lo stesso valore. Il voto di ciascun delegato della Serie A, per esempio, vale 3,10; quello della Lega Pro 1,51. Un plebiscito dunque da parte del mondo del calcio nazionale. Un voto che significa che Gravina è unico, insostituibile e inarrivabile. Un’elezione a salvatore del sistema tricolore dopo la prima eliminazione agli spareggi quando presidente era Tavecchio. 

Ma è realmente così? Nel 2021, abbastanza fortunosamente, l’Italia ha vinto l’Europeo, ma l’anno dopo ha ciccato la seconda qualificazione al Mondiale. E all’Europeo 2024 con in panchina Spalletti? Cacciati fuori agli ottavi dalla Svizzera dopo una partita giocata in modo ignobile. Insomma già lo scorso anno si poteva dire che Gravina aveva fallito in pieno. Di conseguenza che il “sistema calcio” in Italia è sbagliato.

E se uno – Gravina in questo caso, molto bravo ad accontentare amici e amici degli amici – pensa davvero quello che dice (“Non possiamo deludere l’Italia, dobbiamo qualificarci”); se uno ammette (“Non dobbiamo commettere qualche errore o qualche leggerezza che abbiamo commesso nel 2022”) deve avere anche il coraggio di percorre una strada in Italia molto poco battuta, quella delle dimissioni. Perché già passare per gli spareggi è una grande delusione. Aspettare marzo potrebbe essere troppo tardi. Ma a Gravina, a 72 anni, interessa la sua sua poltrona o il bene del nostro calcio? La risposta è ovvia.

ghisalberti calcio nazionale – MALPENSA24
Visited 350 times, 1 visit(s) today