BRUXELLES – «La presidente von der Leyen ha ricordato che il bilancio europeo è stato pensato per un mondo che non esiste più. Come risponderemo a questo cambiamento?». È la domanda da cui ha preso il via l’intervento del sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee, Raffaele Cattaneo. Una riflessione sul futuro dell’Unione Europea e sul ruolo delle politiche di coesione portata oggi – martedì 18 novembre – al Comitato Europeo delle Regioni, nell’ambito dell’evento “High level dialogue on the future of cohesion policy”.
La centralizzazione delle scelte
Nel suo discorso, il sottosegretario ha sottolineato la «necessità» di evitare un’eccessiva centralizzazione delle scelte europee. «Dobbiamo chiederci – ha precisato – se vogliamo un’Ue più “imperiale”, sul modello di Stati Uniti o Cina, o se vogliamo restare fedeli alla nostra tradizione civica e alla nostra cultura politica europea. Noi crediamo che l’Europa debba continuare a essere costruita dal basso, coinvolgendo come protagonisti territori, regioni e città». E ancora: «la politica di coesione è uno degli strumenti per realizzare questa visione».
I fondi alle Regioni
Tra i punti, anche le conseguenze delle ipotesi di taglio ai fondi sulla competitività europea. «La Lombardia passerebbe da 4,4 a 3 miliardi», ha spiegato Cattaneo. «Un impatto pesante sulle politiche che oggi ne sostengono la competitività. Questa non può essere realizzata solo con politiche calate dall’alto: senza il coinvolgimento dei territori non ci può essere una competitività che non lasci nessuno indietro».
Il lavoro delle Regioni
Secondo il sottosegretario, sono cinque le principali modalità di lavoro che Regioni ed enti locali dovranno continuare a realizzare nel corso dei negoziati europei per il Quadro Finanziario Pluriennale: «Il rifiuto di qualsiasi modello che riduca il ruolo di Comuni e Regioni; la pressione sui governi nazionali; il coinvolgimento di stakeholder e rappresentanti della società civile, e la difesa della sussidiarietà e dell’Europa delle Regione, senza aspettarsi che altri garantiscano questa visione».
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