GARLASCO – Un nuovo e cruciale capitolo si sta scrivendo nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007. I calcoli effettuati dalla perita Denise Albani indicano un alto valore di attendibilità per la compatibilità della linea maschile della famiglia Sempio con un profilo genetico parziale, il cosiddetto “Ignoto 1“, rinvenuto in particolare su un dito della vittima. Questa lettura dei dati, in linea con la consulenza della Procura di Pavia e con quella della difesa di Alberto Stasi, l’unico uomo condannato per il delitto, è emersa nell’ambito della nuova indagine che vede coinvolto Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara.
Le anticipazioni della perizia, attesa in forma definitiva entro il 5 dicembre, mostrano che l’aplotipo y (il dna che traccia la linea paterna) isolato sulle unghie della vittima è compatibile in dodici marcatori su sedici con la linea paterna Sempio. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che, secondo la stessa perita Albani e i consulenti della difesa Sempio, il dna in questione è un “aplotipo parziale misto, degradato e di bassa intensità“, e la sua natura non consente l’identificazione di una singola persona ma solo di un contesto familiare di appartenenza. La difesa di Sempio ha subito minimizzato il dato, sostenendo che si tratti di meri dati biostatistici e che manchino risposte decisive sul quando e come quella traccia biologica sia arrivata sul corpo della vittima.
Nessuna corrispondenza con “Ignoto2”
Escluso, invece, un match dell’altro profilo genetico misterioso, l’“Ignoto 2”, con Stasi e con gli altri soggetti ai quali è stato prelevato il dna nell’ambito dell’inchiesta, concentrando l’attenzione sull’“Ignoto 1” come potenziale elemento da approfondire. La nuova perizia utilizza tecniche biostatistiche che non erano disponibili nel 2014, rendendo leggibile e confrontabile un materiale genetico precedentemente ritenuto troppo degradato.
La riapertura di un caso che fa discutere
Questa nuova indagine sul dna è la diretta conseguenza di una lunga e complessa vicenda processuale. La necessità di rianalizzare le tracce biologiche è emersa con forza a partire dal 2016, quando la difesa di Alberto Stasi ha presentato nuove istanze, basandosi proprio sulla presenza di dna ignoti sulla scena del crimine. Il percorso che ha portato alla condanna definitiva di Stasi è stato tortuoso e controverso. Il delitto si consumò il 13 agosto 2007, quando la ventiseienne Chiara Poggi fu uccisa nella sua abitazione a Garlasco. Fin dalle prime ore, i sospetti caddero sul fidanzato, Alberto Stasi. Assolto in primo e secondo grado, Stasi è stato poi giudicato colpevole in Cassazione (nonostante la richiesta di assoluzione da parte della Procura Generale), decisione che i i giudici motivarono sostenendo un quadro indiziario ritenuto “grave, preciso e concordante” che stabiliva la colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio”.
Le nuove indagini
Dopo la condanna, nel 2016, la Procura di Pavia ha aperto un fascicolo per frode processuale e depistaggio. A seguito di istanze della difesa Stasi, che evidenziavano la presenza di tracce di dna non appartenenti al condannato, le indagini si sono concentrate sul profilo “Ignoto 1“. Gli accertamenti successivi hanno portato all’attuale iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, il cui dna della linea maschile mostra oggi una compatibilità con la traccia trovata sul corpo della vittima. L’esito finale della perizia Albani e le successive valutazioni della giudice Daniela Garlaschelli nel corso dell’incidente probatorio saranno determinanti per il futuro dell’inchiesta e potrebbero avere ripercussioni sul giudizio definitivo.
