Scuola, ad Azzate alleanza tra docenti ed educatori per prevenire disagi e fragilità

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AZZATE – Proseguono gli incontri per l’avvio del case manager sociale nelle scuole, con l’ultimo che si è tenuto proprio a novembre nella sala consiliare del palazzo comunale di Azzate, ente capofila del Piano di Zona alla presenza dell’Ufficio di Piano, sindaco e assessore ai Servizi sociali, dirigenti scolastici, referenti di plesso, Simonetta Bralia e Luigi Macchi per l’ufficio scolastico territoriale e tutte le cooperative coinvolte nel progetto.

L’ambito di Azzate stanzia 20mila euro per potenziare la presenza di educatori professionali nelle classi prime e seconde di alcune scuole primarie, per affiancare i docenti nell’osservazione dei loro studenti e intervenire così al più presto sulle situazioni di povertà educativa, familiare e sociale.

Insieme per intercettare precocemente le forme di disagio

Tredici Comuni coinvolti (Azzate, Brunello, Buguggiate, Carnago, Caronno Varesino, Casale Litta, Castronno, Crosio della Valle, Daverio, Gazzada Schianno, Morazzone, Mornago e Sumirago), cinque istituti comprensivi di afferenza, educatori professionali appartenenti a sei cooperative sociali, Ufficio scolastico territoriale, Neuropsichiatria infantile dell’Asst Sette Laghi: insieme per intercettare precocemente le forme di disagio che emergono fin dalla più tenera età e che chiedono sempre più azioni di prevenzione nella scuola, luogo privilegiato dove notare i primi segnali di “fatica” dei minori.

Quella del case manager sociale è una progettazione che affonda le radici in una sperimentazione, nata nel 2023 col progetto Indipote(dn)s – oggi Indaco (Dgr Lombardia n. 1370 del 2023 e 2351 del 2024) – e ha integrato le finalità dell’individuazione precoce e del potenziamento delle criticità di apprendimento dei bambini dai 5 ai 7 anni, a quella del monitoraggio tempestivo delle povertà educative.

Barriere che ostacolano l’apprendimento

In questo progetto, fortemente voluto dal Provveditorato e dalle Neuropsichiatrie infantili di Asst Sette Laghi e Valle Olona, sostenuto dall’esperienza degli otto anni precedenti con il progetto Indipote(dn)s, è stata individuata la necessità di leggere, attraverso le manifeste criticità evidenziate nelle fasi di osservazione sistematica, la presenza di barriere socio-educativo culturali che ostacolano l’apprendimento.

Un intervento che nasce dalla scuola per contrastare la povertà educativa attraverso un approccio inclusivo e radicato nel territorio, che si è concretizzato grazie alla collaborazione con Stefania Perego, responsabile del Piano di Zona di Azzate, con la consulenza della dottoressa Marina Consolaro, sperimentando la figura educativa del case manager sociale in alcune scuole primarie.

Come ha dichiarato Cristiano Termine, coordinatore scientifico del tavolo tecnico: «Dai dati raccolti e dalla presa in carico in Neuropsichiatria infantile dei bambini segnalati dalle scuole è emersa chiara la necessità di prestare attenzione al background educativo dei bambini che presentano criticità di apprendimento, perché alcune situazioni di rischio sono strettamente correlate a tali problematiche. Ecco perché si è pensato di affiancare anche il case manager sociale, figura-ponte attiva e vigile per intercettare le fragilità sociali e di povertà educativa.

L’alleanza con la sanità e i servizi sociali del territorio

L’Ufficio Scolastico Provinciale, nella persona del dirigente Giuseppe Carcano si è fatto promotore e ha sostenuto questa rete tra scuola, sanità e servizi sociali. «La scuola da sola non può sostenere il lavoro di individuazione e supporto di fragilità che entrano nel suo tempo e nel suo spazio, ma di fatto si svolgono e vivono anche altrove. È spesso difficoltoso trovare agganci e supporti per aiutare la famiglia; la scuola non ha molti strumenti per intervenire e l’alleanza con la sanità ed i servizi sociali del territorio è l’unica strada percorribile per aiutare i nostri alunni.

Questa iniziativa, sostenuta e coordinata dalla professoressa Simonetta Bralia e da Luigi Macchi, sempre in collaborazione col professore Termine, ha trovato nel piano di zona di Azzate l’aggancio “operativo” per condividere e promuovere il progetto ed avviare una prima sperimentazione, che prosegue anche quest’anno e per la quale ringrazio per l’attenzione ed il supporto».

L’ambito territoriale sociale di Azzate, su sollecitazione dell’Ust, ha quindi rifinanziato con 20mila euro l’iniziativa per l’anno scolastico in corso, suddivisi tra tutti gli istituti comprensivi del territorio, che stavolta hanno aderito al gran completo: Azzate, Mornago, Gazzada, Castronno, Solbiate (per Carnago).

Competenze diverse per cogliere con tempestività i segnali di disagio

«La collaborazione tra docenti ed educatori (i case manager sociali) rappresenta un valore aggiunto fondamentale: unire competenze diverse permette di cogliere con maggiore tempestività i segnali di disagio dei bambini, soprattutto quando legati a situazioni di povertà educativa o di fragilità familiare.

Questo lavoro congiunto, con la presenza costante di un educatore in ogni plesso scolastico, consente di rafforzare la qualità dell’inclusione, offrendo ad ogni alunno, indipendentemente dal contesto di partenza, le migliori condizioni per crescere e apprendere serenamente»: così si è espressa Gabriella Cicolini, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Mornago, a nome di tutti i dirigenti coinvolti.

Gli enti del terzo settore coinvolti in questa nuova annualità del progetto “Case Manager Sociale” saranno sei – Baobab, Naturart, La Miniera di Giove, Educational Team, Padana Assistenza, Logos – e istituiranno una “comunità di pratiche” per mettere a punto le metodologie, gli strumenti e gli approcci pedagogici che risulteranno più efficaci.

I compiti degli educatori

Compiti degli educatori/case manager sociali saranno osservare le classi, individuare le situazioni più delicate con i docenti e ipotizzare possibili strade per migliorarle concretamente (ad es. conoscendo le famiglie, orientandole alle risorse del territorio e supportando le mamme e i papà nel loro ruolo educativo, anche e soprattutto quando questo compito si fa gravoso).

«Le cooperative in questi anni hanno maturato tanta esperienza nella ricognizione delle fragilità sociali ed educative dei bambini: i nostri educatori possono essere un aiuto concreto ai docenti, costruendo con loro e con le famiglie percorsi di ripartenza e benessere», ha dichiarato uno dei referenti dei privati sociali coinvolti.

Un’iniziativa preziosa, per evitare che le situazioni possano peggiorare e per dare maggiori margini di successo a interventi preventivi davvero tempestivi. Ma la vera notizia sta nel movimento che si è attivato attorno a questo scopo e che sta mettendo insieme settori che non sempre riescono a coordinarsi: enti locali, cooperative sociali, mondo della scuola e servizi sanitari specialistici. L’Ambito Territoriale Sociale di Azzate ha creduto e continuerà a credere in questo progetto investendo economicamente e accertandosi che ci sia l’impegno da parte degli uffici competenti e, come l’amministrazione del Comune sostiene attraverso l’assessore ai Servizi sociali Norma Croci, «ricordiamoci sempre che il futuro è in questi bambini! Dobbiamo insieme partecipare alla loro crescita, alla loro formazione e al loro benessere psicosociale».

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