MACUGNAGA – La Procura della Repubblica di Verbania ha aperto un fascicolo per l’incidente di ieri mattina alla funivia del Monte Moro a Macugnaga. I reati ipotizzati sono quelli di lesioni e attentato alla sicurezza dei trasporti. «In attesa di eventuali querele e di tutti i necessari accertamenti – spiega a Malpensa24 il Procuratore capo della Repubblica di Verbania Alessandro Pepè – il procedimento viene iscritto a carico di ignoti»
Le indagini affidate al SAGF della Guardia di Finanza
Le Indagini sono state affidate ai finanzieri del Soccorso alpino di Domodossola che dovranno raccogliere gli elementi necessari a ricostruire la dinamica dell’accaduto. L’impianto è stato sottoposto a sequestro, sono stati acquisiti documenti e sentite diverse persone come testimoni.
Le cause: forse un guasto elettrico
Lo schianto della cabina nord contro il muro della stazione al Passo del Moro (e il conseguente contraccolpo a valle) è stato da subito attribuito ad un “inconveniente tecnico”. Di questo ha parlato ai cronisti subito dopo l’evento Filippo Besozzi, amministratore della Macugnaga Trasporti e Servizi, la società che si occupa della gestione dell’impianto.
Il problema riguarda – come è di tutta evidenza – il sistema frenante, che non è entrato in funzione al momento dell’arrivo alla stazione di monte. Solo la prontezza del vetturino che ha azionato l’impianto manuale ha ridotto almeno in parte la vuolenza dell’urto.
Nelle ultime ore sembra farsi largo l’ipotesi che il guasto sia di natura elettrica e non meccanica
Il parallelo con il Mottarone
Molti commenti si sono esercitati nel collegare l’incidente di ieri con quello, ben più grave, del 2021 alla funivia del Mottarone, costato la vita a 14 persone. Un punto di contatto c’è, e cioè il fatto che l’incidente abbia coinvolto l’impianto frenante.
Ma in realtà è l’unico. Non si tratta infatti dello stesso modello di funivia: il primo tratto dell’impianto sulla parete est del Rosa – Macugnaga- Alpe Bill – è stato costruito da Piemonte Funivie – azienda torinese fondata nel 1955 – che è la stessa ditta che realizzò l’originaria funivia del Mottarone.
Ma mentre a Macugnaga i lavori furono eseguiti tra il 1957 e il 1958 e l’impianto fu aperto al pubblico nel 1959, a Stresa la funivia iniziò ad operare il 1 agosto 1970, più di dieci anni dopo. E non fu la stessa ditta ma la Ceretti e Tanfani di Milano, altra pioniera del trasporto a fune in Italia, a costruire il secondo tratto, quello interessato all’incidente di ieri, inaugurato nel 1962.
Questo tratto è stato revisionato nel 1981 e nel 2002. L’ultima revisione generale risale al 2023.
Se poi esistano altri elementi in comune lo verificheranno le indagini già iniziate
I feriti tutti dimessi dall’ospedale di Domodossola
Intanto sono tornate tutte a casa le 12 persone che ieri hanno dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’Ospedale San Biagio di Domodossola. Come confermano i sanitari, nessuno ha avuto una prognosi superiore ai dieci giorni: tutti sono stati medicati e dimessi.
Cgil, «garantire sicurezza delle infrastrutture»
Sull’incidente è intervenuto anche il sindacato dei trasporti. «Fare piena luce sulle cause dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità»: lo chiede la Filt Cgil nazionale. «Ancora una volta – sottolinea il sindacato, che esprime vicinanza alle persone coinvolte – un evento drammatico richiama con forza il tema della sicurezza nei trasporti a fune e della tutela di lavoratori e utenti».
«Sono necessari – conclude la Cgil – investimenti costanti in manutenzione, controlli rigorosi e formazione del personale, affinché la sicurezza non sia mai sacrificata a logiche di risparmio o precarizzazione».
Anche la segreteria provinciale della Cgil di Novara e del Vco è intervenuta sull’episodio di ieri, e chiede di «garantire la sicurezza delle infrastrutture già esistenti prima di sperperarle in altre dai costi enormi e dalla dubbia utilità, come il governo continua a fare. Poteva – conclude – essere l’ennesima tragedia in un territorio morfologicamente critico, che necessiterebbe di ingenti risorse per eseguire lavori di ripristino e ammodernamento, ma la cui specificità viene sempre più ignorata».




