Frontalieri, Artoni: «La Tassa Salute è vessatoria. La Regione non la riscuota»

Il consigliere luinese Furio Artoni

LUINO – «La politica del centrodestra sui frontalieri è simile a chi prima buca le gomme, poi le ripara e dice che è stato bravo a risolvere il problema». L’incipit è ironico, ma la questione è seria ed è al centro del dibattito politico. Soprattutto nelle zone di confine della nostra provincia. E tra questi territori c’è sicuramente Luino, dove la questione viene spesso portata anche in consiglio comunale. Infatti, le parole sono di Furio Artoni, avvocato e consigliere comunale, ma anche candidato sindaco – a oggi, venerdì 9 gennaio, è confermato – alle prossime elezioni. Ed è importante specificare sia il ruolo politico che la professione, poiché Artoni, uomo di centrodestra, nelle due mozioni su questioni frontaliere, attinge ad entrambe le esperienze. Con taglio critico nei confronti dell’area partitica alla quale appartiene, ma che non lo sostiene.

Artoni, partiamo dall’ironica similitudine che ha usato nell’incipit. Provi a spiegarla calandola nella realtà
«Il centrodestra, prima ha negato la possibilità di assegnare l’eccedenza dei ristorni ai Comuni di frontiera, sostenendo che oltre la soglia degli 89 milioni, i ristorni in eccedenza dovevano essere gestiti direttamente dallo Stato. In realtà non c’era nessun “tetto” stabilito, quindi tutti i ristorni, anche oltre i “fatidici” 89 milioni dovranno andare i Comuni».

Ci scusi Artoni, ma è proprio quello che è stato deciso anche da un Odg a firma del deputato Andrea Pellicini. Non è così?
«L’ordine del giorno di Pellicini conferma quanto detto sopra, ma anziché chiarire confonde le acque».

In che senso?
«Pellicini nell’Odg approvato parla di “territori di frontiere, anche attraverso le Regioni“. Ecco, è quell'”attraverso le Regioni” che va chiarito, poiché sembrerebbe attribuire all’ente regionale un ruolo che non dovrebbe avere».

Dica la verità, la sua è una preoccupazione da politico, oppure un cavillo da avvocato?
«Parlano le norme. E queste dicono che nell’accordo bilaterale si dice esplicitamente che quei soldi dovranno andare direttamente ai Comuni per supportare o sostenere la spesa corrente. Nessun ente intermediario è contemplato».

Stato-Regione-Comune. Teme forse che la filiera non venga garantita?
«Ho presentato una mozione proprio su questo passaggio perché il governo deve essere chiaro senza lasciare ombre nell’interpretazione. Stiamo parlando di risorse che per i piccoli Comuni di frontiera sono vitali, oltre che necessari per chiudere i loro bilanci. Con il passaggio in cui si coinvolgono anche le Regioni il rischio è che i soldi vadano a realtà certamente di frontiera, ma che magari non ne hanno la necessità, lasciando agli altri le briciole».

Curioso che a confutare la politica del centrodestra sia un uomo del centrodestra e che la questione veda impegnati due luinesi. L’aria elettorale si fa sentire?
«Io trovo più curioso l’atteggiamento dei partiti luinesi di centrodestra che davanti a questa mozione andranno in difficoltà com’è accaduto nell’ultimo consiglio quando, pur di non approvare una mia mozione sui frontalieri, hanno espresso l’opzione di “non voto”».

Artoni, lei è molto critico anche sulla Tassa salute, perché?
«Iniqua, anti costituzionale e vessatoria».

Lapidario. Sia più preciso.
«Partiamo dalla ratio di questa legge, che introduce una tassa per i frontalieri i cui introiti serviranno per aumentare gli stipendi di medici e infermieri che lavorano nelle strutture pubbliche italiane di frontiere con l’obiettivo di ridurre la fuga di professionisti nel Canton Ticino. Vuole sapere quanto sarà il beneficio nelle buste paga dei medici italiani? Poche decine di euro a fronte degli stipendi elvetici che continuano a essere più del doppio dei nostri».

Può essere un inizio. Però dalla sua mozione il nocciolo della questione è un altro. Quale?
«Primo. La tassa sui frontalieri viene applicata solo a chi lavora in Svizzera prima del 2023. Ci devono spiegare perché ci sono lavoratori di frontiera di serie A e di serie B. Secondo. Il Canton Ticino ha già fatto sapere che non fornirà i dati necessari ad applicare la tassa e Regione ha già detto di voler applicare sanzioni a chi non si “autodenuncerà”. Atteggiamento vessatorio. Infine, la Tassa salute vìola gli accordi bilaterali e la costituzione. Insomma un pasticcio».

Quindi?
«Chiedo che Regione Lombardia segue l’esempio di Regione Piemonte che ha deciso di non applicare e perciò di riscuotere la tassa. E quindi di lasciare quei soldi nelle tasche dei frontalieri».

Provochiamo. Artoni, con le sue posizione non rischia di venir bollato come l’avvocato o paladino dei frontalieri e quindi di una parte a discapito degli interessi generali dei territori di frontiera?
«Non scherziamo. Io difendo un principio. Se gli stipendi dei lavoratori italiani sono bassi non è certo colpa dei frontalieri e non devono essere loro a risolvere il problema. Se l’Italia è il paese con le tasse più alte e le mensilità più basse chi deve porsi qualche domanda e dare risposte non sono certo i nostri cittadini che lavorano in Svizzera. E qui chiudo».

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